Severini, chiamatelo prof  «La A2 una lotteria»
Giovanni Severini (Foto by Edoardo Ceriani)

Severini, chiamatelo prof

«La A2 una lotteria»

«Della Fiori e Sacripanti mi hanno parlato di Cantù. Adesso so tutto di questa piazza così importante»

Giovanni Severini: un professore per la San Bernardo Cinelandia Park Cantù. Un soprannome che nel basket pesa e che a chi ha superato gli anta fa tornare alla mente le giocate del compianto Mike Mitchell. Senza avventurarsi in paragoni azzardati, il soprannome comunque suona bene e a Cantù sperano di trovare in Severini ciò che ha contraddistinto la sua carriera fino ad oggi. Una guardia-ala esperta per la serie A2, capace di dare duttilità al reparto degli esterni, grazie a grandi doti difensive e ottime percentuali al tiro.

Severini, ci tolga una curiosità, come mai a Verona la chiamavano il professore?

Facile, è un soprannome che mi è stato affibbiato durante i miei anni veronesi dal giornalista Mario Poli, che commentava le partite della Scaligera.

Motivo?

Perché ho conseguito una laurea in Lettere.

Coach Marco Sodini ha dichiarato che questa è la squadra con maggiore talento in A2 negli ultimi 15 anni.

Il coach ha fatto bene a dire quello che pensa. Toccherà però a noi giocatori con il lavoro dimostrare che quello che ha detto è vero. Un processo che potrà avvenire nel corso del tempo. Dovremo dimostrarlo fino a gara cinque dei playoff: questo è l’obiettivo.

Per Cantù l’A2 dovrà essere solo un anno di transizione.

Lei, tra Forlì e Verona, gioca in questa serie da quattro anni. Quali crede che possano essere le difficoltà che incontrerete?

L’A2 è un campionato lungo e complicato. Ci sono tante squadre e tra queste ci sono tante squadre che investono. I playoff rischiano di essere una lotteria tra infortuni e altri fattori da tenere in considerazione. Sarà fondamentale farci trovare sempre pronti. Ogni vittoria dovrà essere sudata sul campo.

Lei ha avuto il general manager Daniele Della Fiori a Verona e coach Stefano Sacripanti ad Avellino: due istituzioni in casa biancoblù. Che ruolo hanno avuto nella sua scelta di venire a Cantù?

Entrambi mi hanno parlato di Cantù, una piazza ricca di storia, tradizione e passione per la pallacanestro. Non vedo l’ora di poter cominciare e assaporare il calore che si vive per questa maglia.

Lei ha giocato in piazze calde, ma Cantù è Cantù. Un messaggio per i suoi nuovi tifosi?

Spero di poter tornare a vivere il prima possibile l’emozione del palazzetto pieno. Invito tutti i tifosi canturini a sostenerci e venirci a vedere, chiaramente se la situazione sanitaria ce lo consentirà. Posso promettere fin da ora che ogni secondo speso sul parquet, sarà speso al massimo.

Il direttore tecnico biancoblù Fabrizio Frates ha sottolineato la versatilità come una delle sue doti principali. Se dovesse descrivere il suo stile di gioco?

Negli ultimi anni mi sono perfezionato come specialista difensivo e tiratore sugli scarichi. Penso di poter contribuire in ogni aspetto del gioco e sono convinto di poter dare il mio contributo alla causa canturina.

Ha firmato un biennale. Cosa l’ha convinta del progetto?

Si sta costruendo un ritorno in grande stile nella massima serie e l’idea di poter vestire tra un anno la maglia di Cantù in A1 è una spinta in più. Credo che questa squadra abbia tutte le potenzialità per tornare subito dove le compete.

Cosa pensa del roster che sta nascendo?

Non conosco personalmente gli altri compagni. Mi sono incrociato solo con Lorenzo Buccarelli a Siena, quando io uscivo e lui entrava. Quello che sta prendendo forma è un gruppo estremamente valido e di grandi lavoratori. Questo farà la differenza in campo.


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