«Sì, sono cresciuto  in una famiglia povera»
Sha’markus Kennedy, 22 anni, statunitense dell’Alabama (Foto by gorini)

«Sì, sono cresciuto

in una famiglia povera»

Intervista con Sha’markus Kennedy, nuovo centro della Pallacanestro Cantù: «Volevo fare del basket la mia professione, come una sorta di riscatto».

Non è poi così altissimo per essere un centro (203 centimetri) ma si dice che la sua grande apertura di braccia compensi un’altezza appunto poco elevata per uno che gioca in mezzo all’area. Il soggetto in questione è Sha’markus Kennedy, pivot ventiduenne - nativo di Tuscaloosa, in Alabama - ingaggiato nel corso del recente mercato da parte della Pallacanestro Cantù. E in Brianza è sbarcato per quella che è destinata a diventare la sua prima stagione oltreoceano.

In che modo si descriverebbe come giocatore e come uomo?

Molto semplicemente: fuori dal rettangolo di gioco sono una persona molto fredda e un po’ goffa, mentre in campo sono sempre stato un buon difensore.

Lei è letteralmente esploso nell’ultimo anno di college: qual è stato il segreto?

Nessuno particolare, semplicemente volevo fare del basket la mia professione, costruendomi una solida carriera nei professionisti. Una sorta di riscatto.

A proposito, potesse scegliere, preferirebbe diventare il miglior realizzatore, il miglior rimbalzista o il miglior stoppatore del campionato di serie A?

Dunque, realizzare tanti punti è l’essenza stessa del basket, acchiappare tanti rimbalzi significa avere certamente sostanza, ma io preferirei diventare il miglior stoppatore. Perché ciò significa essere in grado di intimidire l’avversario quando si aggira nei pressi del ferro.

Più emozionato o più curioso di questo primo anno da professionista che l’aspetta con Cantù?

Rispondo che sono molto entusiasta di giocare il mio primo anno nei “pro”.

In Italia l’attende una pallacanestro molto più tattica di quella alla quale è stato da sempre abituato: questo”salto” la preoccupa un po’?

No, per carità, io ho paura solo di Dio.

Con l’1 contro 1 per attaccare il ferro come siamo messi?

Credo sia davvero difficile marcarmi perché sono in grado di concludere al ferro sia con la mano destra sia con la sinistra.

Che impressione sta ricavando da questo vostro ritiro a Chiavenna?

Finora mi sento bene, ogni giorno mi attacco a qualcosa per fare del mio meglio, voglio mostrare a tutti che sono qui e sono pronto per mettermi in gioco.

Immaginiamo abbia un giocatore di riferimento.

Attualmente i miei due giocatori di basket preferiti sono Giannis Antetokoumpo e Anthony Davis, ma il mio preferito di tutti i tempi è Lebron James.

Chi vincerà il titolo Nba?

Non saprei, davvero.

Chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti?

Quanto alla politica, penso che i soldi avranno un ruolo importante durante la campagna elettorale.

In conclusione, ci parla un po’ della sua famiglia?

Vengo da una famiglia povera, crescendo ho dovuto guardare mia madre dover lottare per ottenere solo due assegni al mese - con disabilità e mantenimento dei figli -, da mio padre. Ci tengo a sottolineare, però, che mio papà è stato molto presente nella mia vita. Mio padre è sempre stato un gran lavoratore, che fa di tutto per assicurarsi che io e le mie due sorelline stiamo bene e che ci prendiamo cura di noi.


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