Sodini: «Voglio vedere gente che per Cantù si butti nel fuoco»
Marco Sodini (a sinistra) è tornato a Cantù (Foto by Butti)

Sodini: «Voglio vedere gente
che per Cantù si butti nel fuoco»

Il nuovo tecnico biancazzurro è tornato con le idee molto chiare

«Occorre resettare la rabbia del momento e incanalarla per un Cantù vincente. Perché occorre essere “eccezionali”: chiunque venga a Cantù dovrà buttarsi nelle fiamme della Giubiana per questa squadra». Bum bum Sodini, senza perdite di tempo e bandendo la modestia. Il nuovo coach ha confermato subito tutte le sue abilità di comunicatore. Ha mostrato subito la faccia che vuole avere lui e che dovrà avere la sua squadra. Che, senza giri di parole, «avrà l’obiettivo di vincere trenta partite se sarà A2».

Bentornato coach. Come mai ancora a Cantù?

Ho profonda gratitudine verso questa società. Ho vissuto malissimo la mia ultima esperienza, c’era da salvare Cantù fuori dal campo. Ora rivedo degli amici a cui sono grato. Negli ultimi periodi qui a Cantù, ripetevo spesso che esisteva anche l’aspetto tecnico, che allora era passato in secondo piano.

Cosa le hanno detto per convincerla?

Cantù non aveva motivi per convincermi, perché Cantù attrae in quanto tale. Ho detto al presidente che sarei venuto in bicicletta.

Con quali obiettivi?

Tutto va valutato collegandolo ai fatti. Io sono convinto che, se facciamo un buon lavoro, si può anche fare una coppa europea.

Ambizioso, è ambizioso…

Devo essere consapevole di dove sono. La base c’è, si sta già lavorando con gm e dt ed è uno staff non comune.

Quanto può attrarre una Cantù in A2?

Chi non si rende conto quanto ora la Pallacanestro Cantù incarni il futuro del basket, è un imbecille. Il mercato di A2, che conosco bene, è particolare. I giocatori di altissimo livello non sono molti. L’appeal di Cantù è merito non della parte tecnica, ma della società che è sana e nel 2021 non è scontato. Augurandoci di fare la A, spero che il concetto passi anche a chi dovrà mandare i giocatori a Cantù.

In A2 c’è concorrenza?

No. Cantù è un posto troppo diverso rispetto ai competitor. In A2 non vedo nessuno che si possa avvicinare a noi. Indipendentemente dai ruoli che vanno rispettati, ho la fortuna di avere conoscenza diretta di tanti giocatori italiani. Sembro giovane, ma da 27 anni sto in panchina…

Ci spiega in due parole le differenze tra A e A2?

La A2 è un mix di proposte e ambizioni. In A la struttura è più omologata. In A2 può capitare di incontrare squadre con tanta buona volontà, ma senza struttura organizzativa e tecnica. Direi quindi che le differenze sostanziali sono a livello strutturale e a livello tecnico. E, con tante squadre, il talento italiano si disperde.

Torniamo a Cantù: quanto le piace Procida e quante possibilità ci sono che resti qua?

È un fenomeno, noi faremo tutto quanto possibile per trattenerlo. Credo che la proposta di Cantù sia allettante, perché ci sono sempre dei passaggi obbligati per i futuri campioni. L’esempio è Datome: cresciuto con Recalcati, chiese di andare a Scafati per diventare un leader. Sento che possiamo dare a questo ragazzo delle responsabilità, e averle in un posto in cui si è benvoluti è sempre meglio che averle altrove.

Ci sono altri giocatori della da cui si potrebbe ripartire?

Bayehe ha contratto ed è fortissimo per categoria. Sul parco italiani la valutazione va fatta sul campionato che disputeremo e le relative necessità.

Sarà una squadra di giovani o un mix?

Io dico che servono giocatori forti, indipendentemente dall’età. Da sempre lotto contro il finto protezionismo degli “under”. Con me, se un 42enne è più forte del 16enne, gioca il 42enne. Per esempio Procida vogliamo resti perché è forte, non perché è giovane.

Dopo tre anni a Capo d’Orlando è possibile che qualcuno la segua?

Lo escludo. Nelle ultime due stagioni, la richiesta della società erano l’autosostenibilità economica e la valorizzazione dei giovani. Tra l’Orlandina e Cantù, ora la distanza tecnica sui propositi è enorme.

Previsioni su pubblico: servirà e quanto può pesare?

In A2 ho fatto i playoff a Treviso in un palazzo pieno e ho giocato da primo davanti a 33 paganti: il pubblico condiziona se c’è. Mi auguro che ci sia una riapertura e sono sicuro al 300% che il nostro pubblico sarà talmente presente che, per gli avversari, passerà un solo messaggio. Ossia che a Cantù non si vince. Perché vogliamo una squadra che possa vincere più partite possibili in A o trenta in A2.

Sarà una Cantù che vinca subito e basta, o una squadra che possa crescere anche negli anni?

La cosa importante è avere in mente un modello tecnico con giocatori funzionali, con l’obiettivo dichiarato di vincere. Siete tutti giustamente preoccupati di come sarà la squadra: penso che sarà forte a prescindere dal campionato, perché qua c’è competenza.

Che serie A vede nei prossimi anni?

Mi piacerebbe che ci fosse una decisa spinta imprenditoriale sullo sport e sul basket. Sicuramente a noi spetta modernizzare uno sport che deve diventare sempre più spettacolo, altrimenti diventa difficile venderci all’esterno. Il romanticismo è funzionale, ma solo se sostenuto da disponibilità economiche. Il mio modello? L’Atalanta. Sono certo che non serva a nessuno produrre situazioni abnormi, altrimenti si rischia di implodere.


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