«Star fuori da leader  che rammarico»
Jaime Smith, 31 anni, playmaker titolare dell’Acqua S.Bernardo Cantù (Foto by foto Butti)

«Star fuori da leader

che rammarico»

Intervista con Jaime Smith, primo giocatore di Cantù positivo al Covid. «Non poter aiutare in campo la tua squadra è una gran brutta sensazione».

All’alba di domenica 11 ottobre (la giornata del derby a Masnago), la comunicazione dell’esito del tampone in cui si accertava la positività al Covid di Jaime Smith. Lui il primo di una lunga serie di giocatori canturini affetti dal coronavirus. Anche se in realtà il playmaker americano è stato una sorta di apripista in tal senso, poiché l’acclarato stato positivo di una raffica di altri suoi compagni di squadra sarebbe giunto un po’ più in là nel tempo. Due partite di campionato saltate da Smith (a Varese e con Venezia) prima del tampone negativo datato 28 ottobre. Ma nel frattempo era stata rinviata la sfida di serie A a Treviso. E adesso che i suoi compagni sono in quarantena, lui è tornato “libero”.

Innanzitutto, come si sente ora?

Sto bene adesso. Non sono al 100% fisicamente, però mi sento bene

Quali i primi sintomi accusati?

Un po’ di tosse e un leggero dolore al petto. Nulla di grave, però. Non fosse stata evidenziata dal tampone la positività, probabilmente non avrei collegato le cose.

C’è stato un momento in cui ha sofferto fisicamente, oppure non ha mai avuto grossi problemi in tal senso?

Solo qualche piccolo fastidio, ma comunque temporaneo.

Si è fatto un’idea di come o dove si può essere contagiato?

Non sono sicuro di dove potrei essere stato infettato. Penso che sia stato solo un caso o una sfortuna, anche perché sono sempre stato particolarmente attento. Difficile quindi per me dire esattamente dove e quando.

Come ha trascorso la quarantena. Insomma, cos’ha fatto per ingannare il tempo?

Ho giusto guardato un po’ di televisione, giocato ai videogiochi e, poi, ho lavorato molto per cercare di mantenere un po’ la mia forma fisica.

Com’è stato dover vedere in tv i suoi compagni giocare due volte senza di lei?

È stato molto difficile per me. Essere un leader e non poter aiutare in campo la tua squadra è davvero una brutta sensazione. Ero così orgoglioso dopo la nostra vittoria contro Varese che non vedevo l’ora di tornare in campo e non poterlo fare per un’altra partita mi ha fatto sentire in colpa, mi sono sentito così dopo la sconfitta contro Venezia. Non essere lì, in campo, ad aiutare i miei compagni mi è dispiaciuto davvero tanto.

E adesso che dice del fatto che gli altri suoi compagni siano praticamente tutti positivi? Ha parlato con qualcuno di loro, magari anche soltanto per dare qualche consiglio?

Sì, ho parlato con quasi tutti i ragazzi. Dico loro soltanto di essere pazienti e di restare forti mentalmente. Con il tempo passerà tutto!

Ha ripreso ad allenarsi?

Ho iniziato ad allenarmi da solo in palestra con il nostro staff tecnico e il preparatore fisico, Oscar (Pedretti, ndr).

Ora per tornare ad allenarvi tutti insieme servirà almeno un’altra settimana: un bel guaio...

Questa purtroppo è la situazione in cui ci troviamo. Non ci resta che fare del nostro meglio, appena ne avremo l’opportunità. Ciò richiederà una certa forza mentale da parte del gruppo, grande determinazione e grande concentrazione. Con il tempo continueremo sulla nostra buona strada. Auguro a tutti una pronta guarigione.


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