Trinchieri: «Che annate a Cantù E se quella volta con Leunen...»
Andrea Trinchieri ai tempi di Cantù (Foto by Butti)

Trinchieri: «Che annate a Cantù
E se quella volta con Leunen...»

Il coach delle stagioni più belle dell’ultimo periodo sfoglia l’album dei ricordi

Andrea Trinchieri ci risponde da casa sua a Cremona, dove è ritornato -pur con qualche traversia logistica- dopo la sospensione dell’attività sia in Aba Liga, la Lega Adriatica, che in Eurocup.

Uno stop che ha visto il suo Partizan Belgrado bloccato quando si doveva giocare i due traguardi stagionali sempre col vantaggio del fattore campo. Peccato davvero, coach?

«Sto provando a non recriminare, sto facendo di tutto per non sentirmi ‘defraudato’, e ho deciso che non voglio sentirmi tale. Avevamo il ‘pettorale numero uno’ in entrambe le competizioni, ma in questo momento è la salute la cosa principale, parlare di sport è un esercizio inutile, un argomento marginale».

Pure se Aba Liga ed Eurocup risultano ufficialmente ancora ‘sospese’ e non chiude definitivamente.

«Si capirà tutto verso la metà del mese, l’Aba dovrebbe allinearsi ad Eurocup ed Eurolega, ma non penso si possa riprendere. E, anche succedesse, magari in un’unica sede, si tratterebbe di una cosa strana e assolutamente nuova; nulla a che vedere, e sarebbe la stessa cosa per tutte le squadre, con il percorso della stagione fino agli inizi di marzo».

Resterebbe comunque la conferma della bontà di quanto fatto fino al forzato stop.

«È contato l’aver azzeccato il gruppo di giocatori che hanno macinato lavoro dal primo giorno assieme. Non eravamo la squadra più forte, non quella col maggiore talento, ma quella che più di tutte non ha mai mollato e che non voleva mai perdere. All’inizio c’era stata qualche difficoltà, poi superata lavorando, per le 11 partite in trasferta nelle prime 13; ci stavano preparando un impianto più grande, passando alla Stark Arena. Per gara 1 dei quarti di Eurocup contro Kazan erano già stati venduti più di 20 mila biglietti….»

Dieci anni fa invece cominciava per lei il periodo assai felice sulla panchina di Cantù.

«Anni straordinari, nei quali abbiamo potuto e voluto godere fino in fondo della sinergia di tutto un ambiente. Società, squadra, pubblico e tifosi, tutta la zona attorno a Cantù che ci spingeva. Molte partite in quegli anni le vincemmo grazie alla spinta del Pianella, e del PalaDesio in Eurolega».

Proviamo a scegliere i ricordi più belli: gara 4 a Milano di semifinale, la SuperCoppa o le Top 16 di Eurolega?

«Perché devo decidere? Tutto bellissimo. Però se proprio devo, bene la SuperCoppa, una gioia la Top16, ad un soffio dai quarti di Eurolega, ma gara 4 vinta a Milano….una roba pazzesca. Mi sentivo come chi aveva assaltato con successo la metropoli, quella che era e rimane la mia città. Una grandissima prova corale, dominata mentalmente dopo che, sconfitti in gara 3, eravamo stati ‘provocati’, sia pure bonariamente e con cortesia, da coach Peterson».

Invece ci sono più rimpianti per la quinta partita di finale persa a Siena, per gara 5 in casa con Pesaro l’anno dopo o per la sesta con Roma, finita in sconfitta, quando sembravate ad un passo da un’altra finale?

«Nettamente quella con Roma. Sentivo già dal prepartita, soprattutto per la squadra ma anche per il pubblico, che ci fosse la sensazione del ‘ce l’abbiamo già fatta’, non c’era la solita elettricità nell’aria. Si, dopo avere vinto gara 5 a Roma è quello il rimpianto più grosso. Le altre fanno parte del gioco. Pure se, ripensando a quella di Siena, avevamo giocato una partita da grande squadra, dopo che nelle prime due da loro non ricordavamo nemmeno i nostri numeri di maglia; il rimpianto è soprattutto riguardo a quello che saltò fuori dopo, a livello di giustizia sportiva, su Siena. Quanto alla serie persa con Pesaro, con gli infortuni che ci erano capitati (Micov e Shermadini fuori, o presenti per ‘onor di firma’; n.d.r.), alla quinta non ne avevamo più. Il rimpianto è non aver chiuso a Pesaro, e da parte mia non aver dato ascolto al dottor Marco Camagni: quando Leunen si scavigliò in gara 3 lui mi disse che Maarty poteva giocare; io mi preoccupai di più della serie e di quelle eventuali successive, magari se lo avessi rimesso in campo…».

Il futuro prossimo cestistico invece come sarà, secondo lei che dice spesso che dalle difficoltà possono nascere opportunità?

«Ma è fondamentale e necessario che ci sia unità di intenti, fra le varie leghe nazionali, o sovranazionali come l’Aba Liga, ed Eurolega e conseguentemente Eurocup. Sinceramente non so cosa pensare, né cosa augurarmi».

Personalmente invece, dato che c’è un accordo in corso col Partizan?

«Nemmeno a questo proposito ho certezze, la situazione non è chiara né a livello globale né a livello societario».


© RIPRODUZIONE RISERVATA