«Una maglia speciale e io voglio restare»
Simoneandrea Ganz, ventiquattro partite e otto gol (Foto by foto cusa)

«Una maglia speciale
e io voglio restare»

Intervista con l’attaccante del Como, Simoneandrea Ganz

I playoff sono il suo cavallo di battaglia. Non sarebbe probabilmente andata allo stesso modo, ma per Simoneandrea Ganz poter giocare ancora qualche partita avrebbe voluto dire anche salutare meglio i suoi tifosi, i tifosi del Como. Perchè oggi non sa ancora se potrà vestire di nuovo questa maglia che ama tanto.

Simone, è un arrivederci?

Io spero proprio di sì, con tutto il cuore. Ma è presto per dirlo. Sono in prestito dall’Ascoli, bisogna vedere quali saranno le evoluzioni. E le decisioni sia dell’Ascoli che del Como. La mia volontà è chiara.

Restare qui?

Assolutamente sì. Per la società che è seria, per il gruppo di compagni che ho trovato, per me che stavo facendo bene dopo qualche anno in cui avevo giocato poco. E perchè questa maglia per me rappresenta veramente qualcosa di speciale. È una dimensione in cui sto benissimo.

Peccato aver interrotto questo percorso proprio nel momento sbagliato.

Sì siamo stati anche un po’ sfortunati, perchè i playoff ce li saremmo meritati, bastavano un paio di giornate in meno o in più e non saremmo rimasti fuori. E poi, sinceramente, questo calcolo dell’algoritmo mi sembra un’assurdità. Noi in classifica eravamo, siamo, undicesimi.

Perchè, però, è andata così? Banchini dà la colpa a quei troppi gol presi negli ultimi minuti, che sono costati carissimi.

Sì è vero, la nostra colpa è forse stata principalmente quella. Abbiamo faticato a gestire certi finali, e a volte nel chiudere le partite quando avevamo la possibilità di farlo. Ma ci si stava lavorando, è un po’ inevitabile, credo, quando si ha una squadra comunque abbastanza giovane, con diversi ragazzi che devono abituarsi alla categoria. Ma stavamo dimostrando comunque il nostro valore.

Forse non nel mese prima del lockdown, purtroppo. Sarebbe bastato poco.

Sarebbero bastate tante piccole cose... In un percorso ci sta anche questo, perdere in casa ci ha un po’ destabilizzato. Ma nel complesso questa squadra stava facendo veramente bene e avrebbe continuato a farlo. Perchè è un gruppo di grandi lavoratori, oltre che di qualità.

E Simone Ganz? Anche tu hai lavorato parecchio su e giù per il campo, al di là dei gol.

Ed ero soddisfatto, ho giocato ventiquattro partite, ho segnato otto gol, la giudico anche a livello personale una stagione positiva, e spero lo pensino anche i tifosi e la società. Ed è anche per questo che vorrei continuare il mio lavoro qui.

Non provi un po’ di invidia per chi può tornare a giocare?

Sì, certo. Sarebbe stato bello a prescindere dall’obiettivo. Così tanti mesi di inattività sono fastidiosi, pesa la mancanza della partita ma anche gli allenamenti in gruppo, la vita insieme ai compagi. Certo, chi fa questo mestiere sa che anche nei periodi di pausa deve lavorare, allenarsi, tenersi in forma, ed è quello che anch’io sto facendo. Ma non è la stessa cosa. Il problema è che davanti c’è ancora incertezza, su dove e quando si riprenderà.

Preoccupa il fatto di restare fermi così tanto?

Riprendere sarà probabilmente un po’ più duro, è certamente una situazione particolare.

Per te era una stagione in un certo senso di rilancio.

E lo è stata comunque, dal mio punto di vista. Mi premeva riconfermare le mie capacità, anche a me stesso. E credo di esserci riuscito.

Ipotesi fantascientifica, a questo punto. Ma nessuno più di te può sapere che nei playoff tutto può succedere... Peccato non poterci provare.

Vero, ma quelli erano altri playoff. Qui ci sono ventotto squadre, a mio parere una follia, e un percorso più lungo. Sarebbe stato tutto più difficile. Quando vincemmo noi, cinque anni fa, non eravamo i favoriti e nemmeno i più forti, però eravamo i più in forma. Adesso forse non basterebbe. Però sarebbe stato interessante potersi confrontare perlomeno con altre squadre del nostro girone, e vedere davvero a che livello eravamo arrivati. Sarebbe stato bello per tutti, per noi, per i tifosi.

Servirà un altro anno.

Un anno in cui si dovrà lavorare sulle cose che in questa stagione ci hanno un po’ penalizzato, e che in qualche modo abbiamo individuato. Come dicevamo prima, per esempio, la gestione di alcune fasi delle partite. E altri difetti che stavamo impegnandoci a correggere. Con me o senza di me, sarà questo il lavoro da fare.

La facciamo una previsione?

Non sono in grado di farla, in questo momento. Posso solo dire che spero tanto che la mia ultima partita nel Como debba ancora arrivare. Dipendesse da me io da qui non mi muoverei di certo.


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