Domenica 15 Novembre 2009

Ue/ Il monito di Napolitano: Sia più risoluta o sarà il declino

Napoli, 14 nov. (Apcom) - L'Europa non può continuare a rimanere sospesa al conseguimento dell'unanimità sul Trattato di Lisbona come ha fatto fino ad oggi: deve fare un balzo in avanti sulla via dell'integrazione o sarà destinata al declino. E' il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolto agli Stati membri dell'Unione europea attraverso la lectio magistralis dal titolo 'L'Europa nel mondo di metà Novecento e nel mondo d'oggi', pronunciata all'Università Orientale di Napoli che gli ha conferito la laurea honoris causa in `Politiche ed istituzioni dell'Europa'. Secondo il capo dello Stato, ci troviamo di fronte a un bivio: "O una Europa più unita, più integrata, più consapevole delle proprie virtù e potenzialità, più risoluta ad avanzare anche non tutta insieme, o il declino". Napolitano riconosce che la prospettiva da lui disegnata è "drammatica" ma è convinto che tale determinazione "non sia fuori luogo" e che anzi possa "suscitare una nuova ondata di convinzioni e sentimenti europeistici, possa far scendere in campo nuove energie". Per dare corpo alla sua analisi, il presidente della Repubblica cita ben tre volte le parole di David Miliband, nelle settimane passate tra i candidati a 'Mr. Pesc' ma soprattutto ministro degli Esteri di quella Gran Bretagna che in passato ha mostrato riluttanza verso il disegno europeo, ha mostrato, nelle parole di Napolitano, di "non comprendere che il progresso il grande mercato interno cui si accompagnavano il principio di solidarietà comunitaria e la politica di coesione, non poteva non avere per coronamento la moneta unica da cui invece il Regno Unito è rimasto fuori". Si deve riconoscere, esorta il capo dello Stato, "quel che Miliband ha detto a proposito del Regno Unito: o ci impegniamo insieme a 'guidare una forte politica estera europea o, perdendoci nell'orgoglio, nella nostalgia e nella xenofobia, vedremo declinare il nostro ruolo nel mondo'". Se è vero per quel Regno Unito così riluttante, ragiona Napolitano, "il rilievo vale per ogni anche grande Stato membro dell'Ue". Secondo il capo dello Stato l'Europa non deve più essere prigioniera delle "nostalgiche, impotenti pretese degli Stati nazionali, dei loro governi, delle loro classi dirigenti, delle loro forze politiche nel tentativo di coltivare ciascuno sue antiche prerogative e irriducibili diversità, di conservare e far pesare ostruzionismi e poteri di veto all'interno dell'Unione". E poco importa se il "modesto" Trattato di Lisbona non viene ratificato da tutti e 27 gli Stati membri: l'Europa non può più rimanere "assurdamente sospesa all'incerto consenso di tre, due, uno dei suoi Stati membri", "non può, di fronte a decisioni fondamentali che la attendono, rimanere sospesa al conseguimento dell'unanimità, rinunciando agli strumenti che l'esperienza della costruzione comunitaria e le norme del nuovo Trattato le offrono per andare avanti alla velocità e sui contenuti che una parte importante dei suoi Stati membri sia pronta a definire".

Luc

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