Giovedì 03 Dicembre 2009

Fini/ Berlusconi: Nessuna competizione. Ma è ancora alta tensione

Roma, 3 dic. (Apcom) - In Consiglio dei ministri giusto un accenno "al momento particolarmente delicato" che la maggioranza sta vivendo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non fa nomi e cognomi, non parla esplicitamente del clima di alta tensione con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, né delle polemiche su giustizia e processi. Ma intorno al tavolo di palazzo Chigi tutti capiscono. In realtà, il premier, non spreca molte parole per l'alleato nemmeno in mattinata quando, rispondendo a una domanda sullo stato dei loro rapporti a margine del vertice Italia-Russia, si limita a dire che "non c'è nessuna competizione con nessuno" e poi a ribadire quanto già dichiarato attraverso una nota e cioè di non aver mai pronunciato né pensato quegli aspri giudizi sulla terza carica dello Stato che i quotidiani, per la verità sia di destra che di sinistra, gli hanno attribuito in questi giorni. Il Cavaliere, insomma, cerca di mettere il silenziatore a quelle polemiche interne che quando finiscono sulle prime pagine dei giornali, al posto dei provvedimenti del governo, gli fanno venire l'orticaria. Eppure - assicura chi ci ha parlato anche in queste ore - la rabbia per le frasi del fuorionda di Fini non è passata. "Forse Berlusconi - sostiene un ministro - si è convinto che quella decisa nella riunione dei vertici del Pdl di martedì era la linea giusta. Fini oggi è più debole, è stato lui questa volta a fare un passo falso. Di solito era lui a sottolineare quelli che faceva Berlusconi". Insomma, non drammatizzare per non dare troppa importanza all'avversario, "lasciarlo cucinare nel suo brodo". In quest'ottica si capisce perché un alto esponente del Pdl legga la frase di Berlusconi sull'assenza di competizione in chiave Mourinho che una volta, rispondendo alle critiche dell'amministratore delegato del Catania, disse: "Monaco? Io conosco Bayern Monaco". Il presidente della Camera, da parte sua, non torna sulla vicenda, ma parla di riforma della giustizia, sottolineando che "l'indipendenza della magistratura dal potere esecutivo rappresenta la vera garanzia per la tenuta dell'ordinamento democratico". Dei rapporti nella maggioranza e con il premier, parla però Alessandro Campi che sulla rivista della Fondazione Farefuturo, presieduta da Fini, si rivolge al premier per dire che "se fosse un leader davvero tale e minimamente sicuro di sé, non impaurito e tormentato dai fantasmi, se il Pdl fosse un partito normale, con un briciolo di identità e di amor proprio" il chiarimento lo andrebbe a chiedere a Umberto Bossi che la Lega, con il suo 10%, ha il premier in pugno. Ma nell'entourage del premier c'è ancora un sospetto che aleggia. E cioè che le frasi pronunciate da Fini nel fuorionda sulle rivelazioni "bomba atomica" di Spatuzza non fossero frutto di una confusione tra dichiarazioni di altri pentiti, ma piuttosto di qualche informazione. Anche per questo, ma ovviamente non solo, si attende la deposizione che il collaboratore di giustizia farà domani a Torino.

Bac/Tom

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