Sabato 19 Dicembre 2009

Pd/ A coordinamento Bersani media su alleanze e riforme

Roma, 19 dic. (Apcom) - Chi c'era racconta che la prima riunione del coordinamento Pd, l'organismo di oltre 30 persone che riunisce tutti i 'big' del partito e anche qualche seconda linea, giovedì sera si è consumata senza grandi tensioni, anche se il confronto non è mancato, tra l'ala 'movimentista' che è scesa in piazza per il 'No B day' e i fautori del dialogo con la maggioranza sulle riforme. Se Massimo D'Alema e Walter Veltroni sono rimasti in silenzio, sono però intervenuti personaggi come Luciano Violante, Franco Marini e Giuseppe Fioroni, tra quelli più insofferenti verso l'Idv e l'anti-berlusconismo, mentre Dario Franceschini e il 'bindiano' Franco Monaco hanno sostenuto le ragioni di chi era in piazza il 5 dicembre. Un confronto nel quale il segretario Pier Luigi Bersani, raccontano, ha scelto il ruolo di 'mediatore', in qualche modo: sì al confronto sulle riforme, ma non ad ogni costo ("No alle leggi ad personam") e impegno a lavorare per "allargare il campo delle alleanze" e non a restringerlo, e quindi niente rotture con Di Pietro. Sulle riforme Bersani, che ha aperto l'incontro, ha ribadito la linea esposta negli ultimi giorni: il Pd deve mostrarsi disponibile al confronto, ponendo paletti precisi sulle leggi 'ad personam'. E il segretario, secondo molti, fa rientrare tra le leggi ad personam anche quelle norme sul legittimo impedimento che la maggioranza e l'Udc vogliono approvare come soluzione 'ponte' prima di un lodo Alfano bis per via costituzionale. La linea del dialogo, sostenuta anche da Violante e Latorre, non ha però convinto Franceschini, che si è detto scettico sull'opportunità di un confronto: il capogruppo, replicando anche alle perplessità di Marini e Fioroni, ha rivendicato la scelta di scendere in piazza il 5 dicembre, spiegando che è necessario mantenere un rapporto anche con la 'piazza' e con l'opposizione sociale presente nel Paese. Se Marini e Fioroni hanno criticato la presenza di esponenti di primo piano del Pd al 'No B Day', Franceschini ha invece spiegato tutti i suoi dubbi sull'opportunità di un dialogo sulle riforme con una maggioranza che, a suo giudizio, punta solo a tutelare gli interessi del premier. Monaco, poi, avrebbe polemizzato con le posizioni espresse da D'Alema nell'intevista di ieri al Corriere della sera: può anche essere vero che esistono due 'populismi specualari' (quello della destra e quello di Idv, ndr), ma il Pd non può avere un atteggiamento equidistante. Bersani, raccontano, nella replica finale ha cercato appunto una 'terza via': il confronto sulle riforme va tentato, sia pure chiarendo che il Pd non è disposto ad accettare provvedimenti 'salva-premier'; il fronte delle alleanze va allargato e non ristretto, dunque no a rotture con Di Pietro. Il segretario ha anche fatto il punto della situazione sulle regionali: secondo Bersani il Pd avrebbe trattative ben avviate con l'Udc in 9 regioni sulle 13 che saranno chiamate al voto il prossimo marzo. I problemi principali, però, restano sempre il Lazio e la Puglia. Nel Lazio aumenta il pressing su Zingaretti, anche se secondo alcuni dirigenti Pd in questa regione l'Udc sembra molto tentato dalla candidatura di Renata Polverini messa in campo dal centrodestra.

Adm

© riproduzione riservata