Martedì 25 Maggio 2010

Su intercettazioni rush al Senato. Alfano: Tornare a testo Camera

Roma, 25 mag. (Apcom) - La maggioranza avrebbe voluto chiudere in nottata, ma l'opposizione sembrava tirar dritto con l'ostruzionismo, tanto che il Pd nel pomeriggio era tornato a chiedere per l'ennesima volta il ritiro del ddl. E' con questi presupposti che i senatori membri della commissione Giustizia del senato si apprestavano ad affrontare l'ultima volata per approvare il testo del ddl di riforma delle intercettazioni. Sulla porta della commissione, però, i senatori, stasera, hanno trovato una sorpresa: ad attenderli c'era il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha annunciato che "questa sera concluderemo i lavori in commissione. Ribadisco - ha detto Alfano - che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini". Una presa di posizione da parte del GUardasigilli che in pochi, nel pomeriggio, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l'anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come "il miglior compromesso possibile" e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai 'gravi indizi di colpevolezza' ai 'gravi indizi di reato'), il resto "è frutto di iniziative parlamentari" e non dell'azione di governo. Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore. Per quanto riguarda "la pubblicazione degli atti dei processi e l'inasprimento delle sanzioni - ha promesso Alfano - rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto - ha però aggiunto Alfano - il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato". "Noi - ha aggiunto il Guardasigilli - non intendiamo imbavagliare nessuno, ma far sì che tutti i cittadini abbiano la possibilità di sperare di non essere intercettare senza motivo. Se l'opposizione immagina che il principio della tutela della privacy non venga più difeso perchè siamo diventati dell'idea che si può intercettare tutti i e tutto sempre, come una certa parte della sinistra ritiene, sarà delusa. Se invece l'opposizione si rende conto che è indispensabile intervenire sul tema delle intercettazioni non solo per quanto riguarda la pubblicazione degli atti, ma anche per quanto riguarda i presupposti necessari per intercettare, allora si potrà trovare un punto di compromesso". Il Pdl è quindi chiamato ad accelerare l'esame del testo in Commissione per rimandare le modifiche dei punti più contestati all'Aula. "Su di essi - ha infatti spiegato nel pomeriggio il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - la Commissione si è già pronunciata e quindi il testo resta a aperto a modifiche in Aula. Ora prima finisce l'esame in Commissione meglio è". Dello stesso avviso anche Filippo Berselli, presidente della Commissione, che per parte sua ha invitato i senatori a chiudere in serata. "Cercheremo di poter arrivare in Aula senza forzature nella settimana che comincia il 7 giugno. Due settimane - ha detto - sono una spazio temporale sufficiente per fare quelle modifiche utili ad evitare incognite alla Camera e di conseguenza un ritorno in quarta lettura al Senato". "Se vogliono fare delle modifiche al testo, assolutamente inaccettabile, lo facciano in commissione Giustizia senza accelerare in maniera incomprensibile il passaggio in Aula", è stata però la replica della capogruppo dei Democratici in Commissione Silvia Della Monica, mentre l'atteggiamento dell'Idv è ancora di chiusura totale. "Discutere con maggioranza e governo del ddl sulle intercettazioni - ha detto il senaotre dipietrista Luigi Li Gotti - è purtroppo tempo perso, al Senato il centrodestra sta riuscendo nell'impresa di peggiorare un testo che già era indecente". In serata poi, il Pd ha chiesto di nuovo, con la capogruppo Anna Finocchiaro e il suo vice Luigi Zanda, il ritiro del provvedimento. Insomma, niente lascia presagire che l'opposizione possa rinunciare al proprio 'ostruzionismo costruttivo' e spianare la strada a un testo che nascerebbe comunque morto, vista l'annunciata volontà di cambiarlo poi in Aula. Un'apertura, questa, che è stata guardata con un po' di soddisfazione solo dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: "Ad apprezzare si apprezza, ma poi bisogna vedere quale sarà il seguito. Mi auguro - ha detto - che le disposizioni siano non solo rivedute ma anche in maniera condivisa". Dai deputati finiani del Pdl, invece, è di nuovo arrivata la richiesta di tornare al testo uscito dalla Camera l'anno scorso, testo che prevedeva la possibilità di pubblicare le intercettazioni per riassunto, norma che "garantiva - secondo Fabio Granata - il diritto di informare". E proprio a tutela di tale diritto ieri è stata un'altra giornata di mobilitazione: stamattina le associazioni Articolo 21, Popolo Viola, Micromega hanno tenuto un'assemblea pubblica al Teatro dell'Angelo infiammata soprattutto dalle parole del garante della privacy, Stefano Rodotà ("Su questo tema si assiste finalmente ad un risveglio civile dettato dalla consapevolezza del rischio che stiamo correndo", ha detto). Nel pomeriggio, infine, nuyovo incontro di tutti i direttori delle maggiori testate, i quali hanno sottoscritto un documento, da pubblicare domani, nel quale si ribadisce che è giusto e doveroso difendere il diritto alla privacy dei cittadini ma il ddl sulle intercettazioni va fermato perchè si spinge ben oltre minando i pilastri della democrazia, cioè la libertà di stampa e il diritto all'informazione.

Gic/

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