Giovedì 17 Giugno 2010

Intercettazioni,evitare scontro Colle. E Premier (scontento) apre

Roma, 17 giu. (Apcom) - Da una parte la necessità di "non perdere la faccia", dall'altra la volontà di non strappare con gli interlocutori istituzionali, a partire dal Colle. E così per ora Silvio Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl aprono alla possibilità di far slittare la discussione del ddl sulle intercettazioni a dopo l'estate. La decisione è stata presa durante un vertice pomeridiano a palazzo Grazioli: le priorità - hanno ripetuto come un mantra capigruppo e coordinatori - sono tre: intercettazioni, manovra e riforma universitaria. I tempi di esame? Il calendario sarà valutato - era la risposta - con i vertici dei due rami del parlamento. In realtà già in mattinata, parlando all'assemblea di Confcommercio, il premier aveva ammesso la possibilità che l'esame alla Camera 'scivolava' verso settembre, che bisognava vedere "se il capo dello Stato riterrà poi di poter firmare" il ddl sugli ascolti. Quindi l'affondo finale su una Consulta già pronta - a detta del Cavaliere - ad abrogare la legge su richiesta dei pm di sinistra. Insomma, Berlusconi aveva già prefigurato uno slittamento. Che però - viene spiegato - non prelude necessariamente a modifiche del testo, come invece chiesto da Fini e finiani. Il premier non vuole che passi il messaggio che 'ha vinto' il presidente della Camera. Ma nel Pdl si muovono due correnti di pensiero (e di azione). Tra i più 'trattativisti' ci sarebbero per esempio il sottosegretario Gianni Letta e Niccolò Ghedini che qualche giorno fa ha 'studiato' con uomini vicini alla terza carica dello Stato un'ipotesi di nuovo patto tra i due cofondatori del partito. Si vedrà più in là verso chi penderà la bilancia di Berlusconi: per ora la linea diventa quella di non alzare il livello della polemica. Non che questo sarebbe il primo istinto del premier, visto che appena martedì sera aveva spiegato ai suoi interlocutori che la posizione del presidente della Camera resta incomprensibile e che difficilmente la sua strategia "può essere considerata intelligente...". Senza considerare che Berlusconi incontrando lo stato maggiore del Pdl non ha risparmiato critiche a Fini, sottolineando come "il suo atteggiamento" e la possibilità di calendarizzare il provvedimento ad agosto assomigliava molto a un tentativo di "boicottaggio". Ciò nonostante i contatti proseguono, tanto che è di ieri sera un incontro tra Niccolò Ghedini e Giulia Buongiorno a Montecitorio. Per martedì invece, prima che il premier parta per una settimana all'estero tra Canada, Panama e Brasile, si dovrebbe tenere un nuovo summit con lo stato maggiore del partito. Intanto l'obiettivo di breve termine, su cui si è a lungo ragionato nell'incontro di ieri, è come non far apparire lo slittamento una sconfitta, una retromarcia, una resa. E così la linea resta quella che il testo non cambia, ma l'allungarsi dei tempi e la mediazione avviata, oltre alla attenta attesa del Quirinale, potrebbe alla fine avere effetti sul ddl. Un testo nel quale, però, da tempo il premier dice di non riconoscersi più, tanto da dare a molti l'impressione - già a cominciare dalle parole pronunciate questa mattina da Confcommercio - di aver ormai scelto di prendere le distanze dal ddl e dalla formulazione con la quale alla fine verrà approvato.

Tom/Bac/Rea

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