Giovedì 17 Giugno 2010

Intercettazioni/ Bossi vede Fini: Serve intesa con il Quirinale

Roma, 17 giu. (Apcom) - Ieri la retromarcia di Silvio Berlusconi sui tempi di approvazione del ddl intercettazioni, oggi il sigillo di Umberto Bossi e Gianfranco Fini. Il leader della Lega e il presidente della Camera si sono incontrati per un'ora nello studio dell'ex leader di An a Montecitorio e al termine il senatùr ha messo in chiaro: sul provvedimento tanto contestato occorre "trovare una soluzione, una via d'uscita". La ricetta la indica lo stesso Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio: la soluzione va ricercata "tra Berlusconi e Napolitano: se si trova si potrebbe andare avanti". Anche perché, mette in guardia il ministro delle Riforme, "per accelerare bisogna parlare con il premier e il presidente della Repubblica, anche perché se poi il presidente non firma siamo fregati". Certo, c'è ancora strada da percorrere, aggiunge il leader del Carroccio, perché "su alcuni punti si può lavorare, sono fiducioso che si possa trovare una via d'uscita e la troveremo". Come già accaduto in passato, anche questa volta Bossi e Fini rimarcano la necessità di evitare, nonostante le fibrillazioni, ogni ipotesi di elezioni anticipate: "Spero e credo di no", dice Bossi. In commissione Giustizia, intanto, è stato avviato l'iter della terza lettura del disegno di legge. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione e finiana di stretta osservanza, ha voluto sottolineare che il testo è indubbiamente migliorato nella seconda lettura al Senato ma ci sono dei punti del testo su cui è necessaria una ulteriore riflessione che porti a nuove modifiche. "Ho evidenziato i punti su cui mi piacerebbe ci fosse una riflessione - sottolinea - devo esprimere le mie perplessità nelle sedi competenti, non so se sono corrette, ma è mio dovere esprimerle". E anche la Lega, come Bongiorno, ha sollecitato un esame approfondito delle norme, auspicando anche che ci possano essere modifiche sui nodi del provvedimento. Una posizione contestata dal Pdl per bocca del capogruppo in commissione Enrico Costa: "Su questo testo c'è stata una completezza mai vista, tra Camera e Senato sono state sentite oltre 60 persone fisiche. La richiesta di nuove audizioni può essere ammessa solo sulla base di una motivazione specifica". Altrimenti, secondo Costa, "lo considereremmo un atto dilatorio".

Tom

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