Venerdì 18 Giugno 2010

Se il Vesuvio erutta Napoli e Castellamare non sono al sicuro

Roma, 18 giu. (Apcom) - I pompeiani non furono uccisi dalla cenere ma da una spaventosa ondata di calore. E' la conclusione cui sono giunti gli autori di uno studio studio interdisciplinare sull`eruzione del Vesuvio: i vulcanologi dell`Osservatorio Vesuviano-Ingv Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo e i biologi Pierpaolo Petrone e Fabio Guarino dell`Università Federico II. Secondo la ricerca, i cui risultati sono riportati sul sito on line del Corriere del Mezzogiorno, la morte a Pompei, nel 79 dopo Cristo, non arrivò per soffocamento dopo una lunga agonia: al contrario, fu istantanea, causata dall`esposizione ad altissima temperatura (fino a 600 gradi) dovuta al passaggio di una nube ardente a bassa concentrazione di cenere ma di grande spessore, in grado di trattenere il calore fino a distanza notevole dal vulcano. Un`ondata d`aria assassina che fa pensare a quelle causate dalle esplosioni nucleari. La ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Plos One, svela i meccanismi dell`eruzione sulla popolazione di Pompei e degli altri siti investiti dall`evento e inquadra in una nuova prospettiva l`entità del rischio, l`estensione dell`area potenzialmente esposta e le precauzioni da adottare. "I nuovi risultati ? spiegano i ricercatori ? dimostrano come nel caso di futura eruzione, il rischio per la vita umana potrebbe estendersi anche a distanze superiori ai 15 chilometri dal vulcano fino a oggi ritenute sicure". E concludono: "Questi nuovi dati confermano l`inadeguatezza dell`attuale Piano di emergenza e la necessità di estendere la zona rossa ben oltre gli attuali limiti". E cioè fino a tutta Napoli da un lato e a Castellammare dall`altro.

Red/Nes/

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