Mercoledì 21 Luglio 2010

Fmi/Italia tagli cuneo fiscale e burocrazia,decentralizzi salari

Roma, 21 lug. (Apcom) - L'Italia deve ridurre il cuneo fiscale che grava sui redditi da lavoro, ridurre la presenza dello Stato nelle imprese accelerando le privatizzazioni e "abolendo la golden share", specialmente nei servizi di erogazione di elettricità e gas, su poste e trasporti e sulle aziende di servizi pubblici locali. Lo ribadisce il Fondo monetario internazionale in una tabella sulle riforme raccomandate ai vari paesi dell'area euro, nel rapporto riassuntivo sulle missioni annuali di ricognizione effettuate dai suoi tecnici nei vari stati. L'Italia deve inoltre "decentralizzare le contrattazioni salariali - si legge - in modo da tener conto delle differenze regionali sulla produttività". E "migliorare l'efficienza dei servizi pubblici, riducendo la burocrazia a tutti i livelli dell'amministrazione". Raccomandazioni che erano appunto state già rivolte all'Italia a seguito della missione di ispezione annuale. Nel riassunto di oggi alcuni aspetti positivi riguardano invece la situazione della Penisola nel contesto di tensioni di mercato dei mesi passati, tensioni innescate dal deterioramento dei conti pubblici in vari paesi. Nel rapporto sull'Italia il fondo aveva espresso apprezzamento per la manovra di aggiustamento dei conti pubblici approntata dal governo. Ora rileva che a seguito della crisi di bilancio in Grecia, nei mesi scorsi l'aumento del divario sui costi dei Cds - contratti di assicurazione contro l'insolvenza di un titolo finanziario - sui bond dell'Italia è stato più ridotto rispetto a quelli registrati su Portogallo e Spagna. In generale nell'area euro "le vulnerabilità ai rischi sul debito pubblico sono state significative, ma marcatamente differenziate tra i vari paesi". E in un grafico in cui l'Fmi mostra l'entità della correzione sui conti necessaria nei vari paesi per stabilizzare il debito pubblico, emerge che lo sforzo che l'Italia deve compiere è molto inferiore a quelli di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo. Un aspetto di attenzione sull'Italia, così come su altri paesi riguarda l'accesso al credito per piccole e medie imprese. "Restrizioni sul credito potrebbero pesare notevolmente sulla ripresa nell'area euro - avverte l'Fmi -. I prestiti bancari restano la fonte di finanziamento primaria per molte imprese, in particolare le Pmi. E gli effetti sulla crescita potrebbero risultare significativi dato che le Pmi rappresentano tra il 60 e il 70 per cento del valore aggiunto nell'area euro, e livelli ancor più alti in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Uno stallo del credito in questi paesi aggraverebbe di sicuro il ritorno a una crescita più equilibrata nell'area euro - aggiunge l'Fmi - visto che si prevede che questi stati procedano a rilento sulla ripresa".

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