Martedì 10 Agosto 2010

Fed/ Oggi tassi inchiodati a zero, forse riavvia alcuni stimoli

New York, 10 ago. (Ap) - L'unica vera incognita dalla Federal Reserve oggi riguarda la possibile riattivazione di alcune misure di sostegno alla ripresa economica, perché sul fronte dei tassi di interesse nessuno si attende modifiche allo status quo oltre Atlantico: costo del danaro inchiodato al minimo storico, una forchetta quasi simbolica tra zero e lo 0,25 per cento. La riunione del Fomc, il braccio che presiede la politica monetaria della Banca centrale Usa, cade dopo che la scorsa settimana si è chiusa con nuove delusioni dai dati sul mercato del lavoro di luglio. Come a giugno il settore privato ha generato meno posti del previsto, e complice il venir meno delle posizioni create per un censimento la prima economia globale ha perso oltre 130mila posti, più del doppio del previsto. La situazione macroeconomica non appare debole al punto da alimentare timori di nuove contrazioni del Pil. Ma è proprio sulle eventuali nuove valutazioni della Fed sull'economia che si concentreranno le attenzioni degli analisti, dopo che qualche settimana fa il presidente Ben Bernanke aveva avvertito di una "incertezza insolitamente" elevata che grava sulla ripresa. I segnali di rallentamento si sono moltiplicati in questi giorni. Potrebbero spingere la Fed a riprendere alcuni programmi di acquisti, come sui titoli garantiti da mutui, che servono a sostenere gli aggregati di domanda, ad aumentare le liquidità in circolazione e che sono stati interrotti durante il consolidamento della ripresa. Ma ora il gigante globale rallenta: nell'ultimo trimestre del 2009 la crescita su base annua del Pil si era attestata al 5 per cento, nei primi tre mesi del 2010 al 3,7 per cento e nel secondo trimestre al 2,4 per cento. "La Fed ha diversi strumenti di intervento - afferma Larry Rosenthal, a capo del centro studi Financial Planning Services -. Devono riportare la gente sul mercato, devono rianimare i consumi". Ma allo stesso tempo bisogna evitare di creare i presupposti di eventuali accelerazioni inflazionistiche. E altri analisti avvertono che in questa fase la Banca centrale Usa deve fare un attento gioco di equilibrismi. Eventuali messaggi pessimistici, a giustificazione di nuove misure di stimolo potrebbero innescare nuovi problemi, ad esempio crolli delle Borse. "Si rischiano profezie autoavveranti", rileva Hank Smith direttore degli investimenti alla Haverford Investments.

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