Martedì 08 Febbraio 2011

In Egitto Mubarak avvia le riforme, ma ha i giorni contati

Roma, 8 feb. (TMNews) - Una commissione per riformare la Costituzione, un'inchiesta sulle violenze e gli arresti di giornalisti e attivisti, libertà d'opinione per i mass media, fine dello stato di emergenza nel Paese. Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, compie i primi passi verso le riforme e la modernizzazione del Paese. Basterà per lasciare l'incarico con dignità, ma non per restare al potere fino alle prossime elezioni. Perché Mubarak ha i giorni contati, secondo i Fratelli musulmani. Che gli concedono, ancora, una settimana. In piazza Tahrir, intanto, la protesta va avanti. Per il quindicesimo giorno. COMMISSIONE COSTITUZIONALE - Mubarak ha fatto annunciare oggi dal suo vice, Omar Suleiman, la formazione di una commissione "che avrà il compito di emendare la Costituzione". La legge fondamentale egiziana garantisce un sistema che concentra i poteri tra le mani del presidente. La sua revisione nel 2007, che instaurava condizioni molto restrittive per le candidature alle elezioni presidenziali, era stata percepita come un modo per favorire la rielezione di Mubarak, o per garantire l'elezione del figlio Gamal. VIA MUBARAK - Mubarak, però, ha i giorni contati. Ne è sicuro Essam al-Aryan, figura di spicco dei Fratelli musulmani, intervistato dal 'Guardian'. "Il presidente egiziano ha tempo una settimana per dimettersi" ha detto al-Aryan, che ha difeso il negoziato aperto tra la Fratellanza e il regime, che ha attirato le critiche della piazza: "I vietcong negoziavano a Parigi, mentre combattevano in Vietnam". "Il regime sta collassando, Mubarak se ne andrà presto. Vogliamo che lasci con dignità, ma è chiaro che non può più restare" ha concluso. TERZA SETTIMANA DI PROTESTE - Migliaia di manifestanti, intanto, si sono radunati oggi in piazza Tahrir, al Cairo, per l'inizio della terza settimana di proteste contro Mubarak e il suo regime. "Siamo il popolo, siamo il potere", hanno scandito i manifestanti, che esponevano striscioni e bandiere con scritto "il popolo vuole fare cadere il regime". "Nessuna delle nostre richieste è stata ascoltata - hanno spiegato - è stato annunciato un aumento dei salari. Provano ad ingannarci. E' una bustarella politica per ridurre il popolo al silenzio". (segue)

Pca

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