Lunedì 28 Febbraio 2011

Oscar/ L'incoronazione di Colin Firth inorgoglisce gli inglesi

Roma, 28 feb. (TMNews) - "L'incoronazione di Colin Firth": il titolo è dell'Independent online ma tutta la stampa inglese celebra stamattina il trionfo di "The King's speech" agli Oscar dove la pellicola di Tom Hooper sulla lotta di Giorgio VI con la balbuzie, costruita con appena 9 milioni di sterline, ha vinto quattro statuette: miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior sceneggiatura originale. Già Helen Mirren con "The Queen" aveva conquistato Hollywood, ma questo non è un premio alla maestria di una grande attrice, è la celebrazione di tutto un modo di fare cinema. "The King's speech regna sugli Oscar" titola The Times. "The King's speech regna supremo" per il Daily Mail. "Hollywood presta ascolto a The King's Speech" per il Guardian. "La gloria degli Oscar per The King's Speech" per il Telegraph, e Financial Times dedica a Colin Firth un articolo della serie "Man in the news", l'uomo che fa notizia. E' un trionfo del cinema inglese di tradizione, quello delle ricostruzioni accuratissime, degli attori "mostri" addestrati su Shakespeare e negli sceneggiati della Bbc, dai protagonisti fino all'ultima comparsa (come dimenticare Colin Firth nei panni di Mr Darcy in 'Orgoglio e Pregiudizio', dove aveva di fronte Jennifer Ehle, che ha una particina anche qui). "Il discorso del re" è nato come un piccolo film per raccontare gli sforzi compiuti dal re Giorgio VI d'Inghilterra - padre dell'attuale sovrana Elisabetta II, che compare bambina in alcune scene - per vincere la sua balbuzie, impresa che il sovrano raggiunge grazie all'aiuto di uno stravagante logopedista. Ma la vittoria agli Oscar in qualche modo diventa anche una celebrazione della monarchia britannica, in questo anno delle "nozze del secolo" che vedranno William - bisnipote di Giorgio VI - convolare con la sua Kate Middleton. Una luna di miele fra la popolazione e la casa regnante, che emerge con un novello 'volto umano': Giorgio VI padre amoroso, marito felice, bimbo maltrattato, spirito coraggioso che prefigura, già dalla lotta privata contro la balbuzie, la determinazione di tutto il paese contro la barbarie nazista. Insomma altro che quel pappamolle del fratello Edoardo VIII con la moglie divorziata, altro che gli scandaletti di Sarah Fergusson e le goffaggini di Carlo, questo Giorgio mostra cosa può essere un re per un paese, è un antenato degno agli occhi del popolo del fragile coraggio di Lady D - e del bel nipote che fa sognare le ragazzine. E difatti la regina Elisabetta, dopo aver visto il film in proiezione privata nella sua residenza di Sandringham, si è spinta a dire che le era piaciuto. Evento raro: in una recente intervista con Newsweek, Colin Firth osservava che "le notizie da palazzo sono quasi zero, non è che si preoccupino di mantenere i contatti". David Seidler, sceneggiatore del film di Hooper e da stanotte premio Oscar, si era detto "onorato" dell'approvazione reale. E aveva ricordato che trent'anni fa "la regina madre mi chiese di aspettare perché la memoria di quegli eventi era ancora troppo viva e dolorosa". Si è messo dunque al lavoro solo dopo la morte della sovrana (nel film Helena Bonham Carter) scrivendo "con amore, rispetto e ammirazione". Quelli che i britannici hanno tanta voglia di recuperare nei confronti di Buckingham Palace.

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