Lunedì 07 Marzo 2011

Germania/ Madri lavoratrici contro madri mammone, è scontro

Roma, 7 mar. (TMNews) - Ci sono sicuramente due razze di madri: quelle lavoratrici e quelle che rendono la vita difficile alle mamme che lavorano. Queste ultime, in Germania troppo facilmente etichettate come "Rabenmuetter", "madri corvo", cioè madri "snaturate", cominciano a ribellarsi. A cappeggiare la rivolta è la scrittrice e giornalista economica Anette Dowideit, che nel suo libro "Il mio lavoro, mio figlio, il mio capo, mio marito e me - training di sopravvivenza per madri lavoratrici" (Mein Job, mein Baby, mein Chef, mein Mann und ich - Ueberlebenstraining fuer berufstaetige Muetter"), ha denunciato la "Mafia delle madri" e dispensato consigli su come cavarsela al meglio. Chi sono queste madri "fondamentaliste"? "Tutte quelle donne che in Germania rinunciano al loro lavoro, che sono solo a disposizione del figlio, perchè viene loro il panico a perdere qualcosa nell'educazione dei figli - ha attaccato Dowideit, intervistata da Bild - invece di andare a lavorare o di seguire altri interessi, cucinano per ore dei menu completi o frequentano i corsi di inglese per i più piccoli. Dato che sono fondamentalmente insoddisfatte della loro vita - ha proseguito la giornalista - rendono la vita difficile alle madri lavoratrici". Dowideit sa quello che dice, perchè l'ha vissuto sulla sua pelle. Quella volta che si è azzardata a portare il figlio con sè in un viaggio di lavoro, ha dovuto dare spiegazioni a un'amica, una dottoressa che aveva lasciato il lavoro per seguire i suoi tre figli: "Ma non è che gli procuri un danno irreparabile", le aveva detto. La "casta delle madri" è ovunque. Al parco queste donne guardano male chi estrae un vasetto di omogeneizzati e sono pronte a sgridare la collega che non prepara cibi freschi. Non perdonano e sono in grado di acciuffare la madre lavoratrice anche in ufficio, suo ultimo rifugio. Per esempio nelle vesti della madre di tre figli, ex sostenitrice dell'allattamento a richiesta, la cui prole nel frattempo va a scuola. Perchè?: "Forse per noia o invidia, perchè vorrebbero andare volentieri a lavorare? Voglia di valorizzarsi che si esprime in saccenteria? Frustrazione che non sanno come sfogare?", ha replicato la scrittrice. Di fronte a queste "accuse" bisogna mantenere la calma, è il suo consiglio: "Tenete sempre a mente un paio di statistiche. Per esempio: un bimbo che va al nido ha il 50% di probabilità di farcela più tardi al liceo. I bambini che restano a casa con 'mami' solo il 30".

Cuc

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