Mercoledì 09 Marzo 2011

Libia/ Ribelli lanciano ultimatum, ma Gheddafi contrattacca

Roma, 9 mar. (TMNews) - Rincorsa di voci e smentite in Libia sui presunti negoziati in corso fra il regime di Gheddafi e i ribelli, che oggi hanno lanciato un ultimatum al Colonnello: se lascerà il potere entro 72 ore, rinunceranno a perseguirlo per i crimini da lui commessi. Ma il rais per ora non sembra affatto intenzionato a soddisfare queste richieste, e - secondo le ultime notizie dal fronte - ha lanciato una nuova, massiccia controffensiva: a ovest sulla città di Al Zawiyah e a est sulla località di Ras Lanuf, sede di un importante hub petrolifero. A formulare l'ultimatum all'indirizzo del Colonnello, secondo la rete satellitare araba Al Jazeera, è stato Abdel Jalil Mustafa, capo del Consiglio nazionale libico che si è costituito nell'est del Paese. La televisione libica ha tuttavia smentito la notizia secondo la quale Gheddafi avrebbe tentato di negoziare un accordo con le forze di opposizione. Un responsabile del Ministero degli Esteri di Tripoli ha bollato la notizia come una "assoluta sciocchezza". D'altro canto, un portavoce del Consiglio nazionale aveva in precedenza confermato che un rappresentante del rais ha cercato di negoziare l'uscita dalla Libia di Gheddafi, mentre successivamente lo stesso Abdel Jalil ha precisato che i "mediatori" erano in realtà alcuni avvocati di Tripoli che si erano proposti come intermediari. Intanto, sul terreno, l'aviazione libica ha bombardato nuovamente l'hub petrolifero di Ras Lanuf mentre nella vicina Ben Jawad sarebbero in coso violenti combattimenti: i feriti sarebbero decine, secondo le frammentarie notizie che arrivano dal fronte. Le forze governative sono tornate oggi al contrattacco a Zawiyah, la città 40 chilometri ad ovest di Tripoli: un testimone arabo racconta che l'intera città è sottoposta a un intenso fuoco di artiglieria. Nel bombardamento di Zawiyah sarebbero impegnati circa 50 carri armati e diversi edifici e moschee sarebbero stati completamente distrutti. Bersagliati dall'aviazione, i ribelli hanno anche il timore di rimanere senza combustibile nel giro di una settimana, a causa della cessazione delle attività nelle raffinerie della regione. Un ufficiale dello stesso governo, Tarek Bu Zaqiya, ha ammesso che ci sono scorte solo per una settimana, precisando che "c'è un piano per far fronte al problema", senza però volerne precisare i dettagli. Secondo Gulf News, alcune fonti del governo di Bengasi hanno ipotizzato l'invio in Libia di combustibile dall'Italia. Nel frattempo, si intensifica l'attività diplomatica per mettere il regime di Gheddafi sotto pressione nella speranza di convincerlo a dimettersi: i Ventisette Paesi dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo di principio per adottare nuove sanzioni contro la Libia, in particolare per congelare il Fondo sovrano Libyan Investment Authority (Lia) e la Banca centrale libica. Mgi-Ihr-Ape 081949 mar 11

MAZ

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