Martedì 22 Marzo 2011

Libia/ Obama vuole passare il comando, ma la Nato è divisa

New York, 22 mar. (TMNews) - Barack Obama tornerà domani dal viaggio in Sudamerica e troverà ad aspettarlo una Washington dove montano i dubbi sull'operazione militare in Libia. Al congresso emergono sempre più contrari all'intervento sia a sinistra che a destra, e il presidente ha cercato ieri da Santiago del Cile di sopire il dissenso con un discorso che annunciava il prossimo passaggio del comando agli alleati. Mentre oggi a Mosca il segretario alla Difesa Robert Gates ha detto che l'attività americana sui cieli libici è diminuita molto: parole che sembrano andare d'accordo con quelle di Obama, che aveva parlato di passaggio del comando una volta che le difese aeree di Gheddafi fossero state distrutte. Restano però le incognite politiche a casa, dove c'è persino chi parla di impeachment per Obama, e quelle militari alla Nato, dove non è chiaro chi prenderebbe il comando quando gli americani passeranno la mano. Per ora chi decide ufficialmente sul campo è il generale americano Carter Ham, capo del comando Africa, da Stoccarda, in Germania. Domani non si sa. Basta sentire cosa ha detto Jaap de Hoop Scheffer, l'olandese che della Nato è stato segretario generale per cinque anni fino al 2009. "Non mi è ancora ben chiaro quale sarà il ruolo finale della Nato e come vedono la struttura di comando e controllo", ha affermato l'olandese durante una conferenza a Dubai: "Ci potrebbero essere dei paesi, come la Turchia, che non vogliono vedere un'operazione a comando Nato in una nazione araba". La Casa Bianca sta mantenendo una posizione attendista e piuttosto cauta: oggi Washington ha reso noto il contenuto di una telefonata di Obama col premier turco Recep Tayyip Erdogan, in cui i due si sono detti d'accordo sulla necessità di un "ampio contributo internazionale tra cui quello dei paesi arabi" alle operazioni in Libia. Alla Washington che aspetta il ritorno di Obama però i litigi tra europei importano relativamente poco. Quello che conta è che, mentre infuria il dibattito sui tagli al bilancio, il presidente ha lanciato, e senza voto del Congresso, un'operazione che aggiunge costi al bilancio militare.

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