Sabato 10 Settembre 2011

Primavera araba, Al Jazeera e la missione dell'oggettività

Mantova, 10 set. (TMNews) - Mantova, 10 set. (TMNews) - Al Festivaletteratura di Mantova si dibatte di libri, ma anche del mondo delle news. Tra gli ospiti di quest'anno, infatti, c'è anche il direttore delle news di Al Jazeera, la tv che dal quartier generale di Doha in Qatar racconta il Medio Oriente al resto del mondo, Moustafa Squag. Un compito, in questo particolare momento storico, che assume una particolare rilevanza: la penetrazione del medium televisivo nelle società mediorientali è enormemente aumentata e dunque scegliendo cosa mostrare, e di conseguenza cosa non mostrare, si possono in qualche modo determinare eventi anche significativi. Squag, intervistato da TMNews, ammette la grande responsabilità che deriva da questa posizione e spiega in che modo opera Al Jazeera: "Noi vogliamo dare spazio a tutte le posizioni e, in particolare in questo momento storico, non importa se si sia pro o contro una certa idea, noi dobbiamo presentare tutti i dati nello stesso modo. Certo che - ammette il direttore - a chi pretende che si dia lo stesso tempo a tutti rispondo che non sempre è possibile. Prendiamo il caso della Siria o, precedentemente, dell'Egitto: quando c'è una rivoluzione, a fare notizia sono i rivoluzionari. Ai governi spetta una reazione: e questa reazione a volte arriva giorni dopo, nonostante tutte le nostre chiamate agli uffici competenti. I ribelli ci mettono a disposizione decine di video; i governi, al massimo, qualche immagine riprese dalla tv ufficiale di manifestazioni a loro favore. Non si tratta di una nostra scelta, ma dei fatti che accadono sul campo". Al centro della riflessione di Moustafa Squag c'è anche il tema dell'obiettività: "E' un concetto oscillante, molto relativo. Nessuno può vantarsi di essere obiettivo in assoluto. Noi cerchiamo di dare spazio a tutte le parti e per noi il bilanciamento della notizia è fondamentale. Ma non traiamo delle conclusioni: lasciamo che a decidere sia il nostro pubblico". Una scelta, quella della polifonia, che a volte ha suscitato dure critiche. Squag ricorda in particolare una polemica su Israele. "Nelle tv arabe - ha raccontato - non era mai apparso nessun esponente di Israele, nessun politico, nessuna persona di cultura, niente. Quando noi abbiamo dato spazio a dei portavoce delle istanze ebraiche siamo stati accusati di essere agenti del Mossad e della Cia".

Lme

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