Domenica 17 Maggio 2009

Afghanistan; La sfida di due donne candidate alla presidenza

Kabul, 17 mag. (Apcom) - Sfidando le minacce e le tradizioni patriarcali imperanti del loro paese, due donne si sono candidate alla prossima elezione presidenziale in Afghanistan. Sono Frozan Fana e Shahla Ata a correre per la poltrona di presidente attualmente occupata da Hamid Karzai, cioè per il ruolo di capo dell'esecutivo e guida suprema della magistratura, in un paese devastato dalla guerra civile, dove le donne raramente prendono il volante, quasi mai divorziano, molto spesso sono analfabete, non sono tutelate dal diritto di famiglia, in certe zone sono soggette alla visione più restrittiva della legge islamica e spesso sono maltrattate. Le promesse elettorali di Frozan Fana, presentate questa settimana in un comizio elettorale a Kabul, sono pace e sicurezza, libertà di stampa, difesa della sovranità nazionale; più o meno come quelle dei suoi 42 concorrenti maschi, fra cui Hamid Karzai. Fara vorrebbe proseguire l'opera del marito Abdul Rehman, che fu primo ministo dell'Aviazione dell'era post talebana, assassinato nel 2002. "Il miglior modo di vendicare un martire è continuare la sua opera" dice Fana, medico, 40 anni, abito lungo e velo nero. L'assassinio del marito fu presentato come il risultato di un'esplosione di collera di pellegrini furiosi perché non potevano arrivare alla Mecca, ma la pista delle rivalità politiche non è mai stata abbandonata. "La Costituzione proclama che ogni cittadino può candidarsi, uomo o donna" ricorda Fara. Ma ammette che una donna che acquista visibilità pubblica in Afghanistan rischia la vita. Negli ultimi mesi, sono state trucidate due donne che si battevano per i diritti femminili; in ambo i casi, omicidi rivendicati dai talebani. Malalai Kakar, era la prima poliziotta donna del paese, nella turbolenta Kandahar: uccisa in settembre. E sempra a Kandahar in aprile è stata falciata sulla porta di casa Sitara Achakzai, consigliera provinciale, tornata nel paese dopo la caduta dei talebani. La violenza contro le donne del resto assume caratteri anche più subdoli: è di questa settimana la notizia di un attacco con gas tossico a una scuola femminile di Mahmud Raqi, capitale della provincia di Kapisa, a nord di Kabul, un attacco che è riuscito a spaventare centinaia delle 570 ragazzine convincendole a non tornare in aula. Anche l'altra candidata, la deputata Shahla Ata, si dice entusiasta. "I cittadini hanno potuto mettere alla prova gli uomini, che non hanno fatto nulla. Perché non mettere alla prova le donne?". Nel suo ufficio c'è un manifesto elettorale delle legislative del 2005 con la foto dell'ex presidente Mohammad Daud Khan, ucciso nell'aprile del 1978 nel suo palazzo con la famiglia nel corso di un colpo di Stato organizzato dai comunisti filosovietici. "Voglio realizzare il progetto incompiuto di Mohammad Daud Khan", un progressista che difendeva le donne. E come si sconfiggono i talebani? Con "Il dialogo" o "L'elaborazione di nuove politiche". La prima donna candidata alla presidenza, Massooda Jalal, medico ed ex ministro, alle presidenziali del 2004 ottenne appena l'1,1% dei voti. Ma sono parecchie le donne che pensano che già presentarsi è una vittoria. "Otto anni fa le donne non potevano lavorare o uscire sole di casa" ricorda la deputata Shukria Barakzai. "Anche se le donne sono vittime di violenze, sfigurate con l'acido, discrimitate politicamente, non si arrendono e continuano a fare cvampagna a e a mostrare il loro viso". Lei stessa spera di presentarsi alle presidenziali del 2014. Ma la sua collega Safia Siddiqi è meno positiva: "Non hanno speranza di vincere, vogliono solo farsi conoscere". Grazie all'imposizione da parte delle Nazioni Unite di un sistema di quote nella nuova legge elettorale, il 25% dei seggi in Parlamento è riservato alle donne e le deputate in effetti sono circa il 20% (ben più che in Italia). Ma c'è una sola donna al governo: il ministro per gli affari delle donne. (con fonte Afp)

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