Mercoledì 20 Maggio 2009

Dopo Cannes "Vincere" di Bellocchio arriva nelle sale

Roma, 20 mag. (Apcom) - Arriva nelle sale italiane "Vincere", il film di Marco Bellocchio in concorso al sessantaduesimo Festival del cinema di Cannes, elogiato da alcune importante testate internazionali: secondo "Variety" è "un'opera entusiasmante, una brillante messa in scena. La storia è affascinante ma è lo stile del film che toglie il respiro", mentre "Screen International" parla di "fuochi d'artificio d'autore". La pellicola narra la vicenda di Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), bella e raffinata donna di Trento che si innamorò di Benito Mussolini (Filippo Timi) quando era alla direzione dell'Avanti! Quando il suo amato venne cacciato dal partito socialista e dal giornale per il suo interventismo, lei vendette tutti i suoi beni per finanziare la fondazione del "Popolo d'Italia", il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista. Allo scoppio della guerra Mussolini si arruolò e scomparve dalla vita della donna, che da lui aveva avuto un figlio (riconosciuto), Benito Albino. Ida lo rivide solo in un ospedale militare, dove lui era accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Ida non accettò il rifiuto di Mussolini, non accettò di essere cancellata: scrisse lettere ai giornali, al Papa, ma venne sorvegliata, pedinata, e poi, nel 1926, rinchiusa in manicomio per volere del Duce. Non rivide mai più il figlio e morì nel 1937, dopo undici anni di reclusione. Benito Albino finì in collegio, poi fu arruolato nella Marina Militare sotto la sorveglianza della polizia politica, infine rinchiuso in un manicomio, dove morì nel '42, a 26 anni. Bellocchio ricostruisce la vicenda di questa donna forte, determinata, indomita, in un film che combina i toni del melodramma con materiali d'archivio. L'ascesa al potere di Mussolini, le vicende politiche italiane a cavallo della prima guerra mondiale vengono ricostruite anche con l'aiuto di materiale d'epoca fornito dall'Istituto Luce e si innestano su una storia privata drammatica. Quella tra la Dalser e Mussolini fu una grande passione, che si trasformò in una lotta impari, dove la più debole fu costretta a soccombere. La seconda parte del film si concentra proprio sull'aspetto più terribile della vicenda, la reclusione forzata di Ida, i terribili anni in manicomio, il distacco forzato dal figlio. La Mezzogiorno fornisce di Ida un ritratto intenso e doloroso, restituendo visibilità a una donna che il Duce voleva cancellare dalla storia: le lettere tra i due innamorati, i documenti e le cartelle cliniche della Dalser e del figlio furono fatti sparire, così come il registro parrocchiale che probabilmente documentava il matrimonio celebrato in chiesa tra lei e Mussolini. E nel 1932 al figlio Benito fu tolto anche il cognome Mussolini. "In questo film non mi interessava marcare e denunciare le nefandezze del regime fascista. - ha affermato il regista - Sono rimasto profondamente colpito da questa donna e dal suo rifiuto di qualsiasi compromesso. Lei voleva rivendicare la propria identità, non poteva accettare il tradimento di quest'uomo che, come scrive nelle sue lettere, ha amato in modo assoluto. Ma Mussolini, diventato Duce, di quell'antico amore doveva disfarsi, anche per non compromettere il rapporto con la Chiesa con cui il regime stava trovando un accordo che si realizzerà con la firma dei patti lateranensi del '29".

Fla

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