Giustizia/ Berlusconi spinge riforme, ma i finiani frenano

Giustizia/ Berlusconi spinge riforme, ma i finiani frenano A partire da immunità nuovo fronte Pdl per ricerca'larghe intese'

Roma, 9 ott. (Apcom) - Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto premono l'acceleratore sulla riforma della giustizia, in particolar modo su quella del processo penale, ma si lavora senza la certezza di corsie preferenziali, iter sprint e maggioranze compatte e determinate. E se il Guardasigilli rilancia l'idea di reintrodurre l'immunità parlamentare, i finiani chiedono che sia frutto di larghe intese e che la riforma sia molto circostanziata.Filippo Berselli e Giulia Bongiorno, rispettivamente presidente della commissione Giustizia del Senato e della Camera, fra i parlamentari ex An del Pdl rimasti fra i più vicini al Presidente della Camera Gianfranco Fini hanno infatti sollevato parecchi distinguo sull'ipotesi di una marcia forzata verso una riforma del sistema giudiziario a tappe forzate e blindate.Berselli, in un'intervista al Sole 24 ore dal titolo inequivocabile "il processo penale non è una priorità", chiarisce infatti che gli spazi di manovra per la riforma che Berlusconi e Alfano indicarono come 'riforma numero uno' dell'anno in corso, sono invece minimi. "La riforma del processo penale è appena alla discussione generale. Finora non ho avuto pressioni dall'esecutivo per accelerarla e quindi resta in coda. Se però per il governo questa riforma procede troppo piano, vuol dire che staccherà qualche vagone per attaccarlo a un altro treno". E aggiunge: "nessuno può impedirmi di portare avanti prima le riforme della professione forense e delle intercettazioni", due 'treni' ai quali difficilmente si può attaccare un vagone che aiuti il premier a evitare l'appuntamento coi giudici.Dall'altro ramo del Parlamento, poi, arrivano le considerazioni di Giulia Bongiorno, che, al telefono, glissa sull'ipotesi di stravolgimenti di calendario o di corsie preferenziali per questo o quel nuovo ddl, rimandando tutti a martedì, e tiene invece a sottolineare la sua replica, non proprio conciliante, all'affondo di oggi di Berlusconi sulla Consulta. "La Corte Costituzionale - sostiene infatti Bongiorno - è il giudice delle leggi perchè ne valuta la conformità alla Costituzione. E' importante non perdere fiducia nella giustizia e rispetto in chil'amministra".Di contro, al vertice della piramide giudiziaria dell'enclave berlusconiana sulla giustizia resta l'avvocato Niccolò Ghedini che, secondo i bene informati, starebbe lavorando per introdurre nella riforma del processo penale un'accelerazione del decorso della prescrizione processuale. Progetto di cui, però, al momento gli altri esperti di giustizia del Pdl dicono di non essere a conoscenza, rinviando la valutazione a "se e quando si trasformerà in un testo parlamentare".Per parte sua, il Guardasigilli Angelino Alfano ha anticipato al Corriere della Sera la volontà di ridare impulso alle riforme della Giustizia affinchè riassumano centralità nel lavoro delle Camere: le nuove riforme, è il ragionamento del ministro, sono contenute in "atti depositati in Parlamento da mesi, con i temi di fondo della riforma costituzionale già contemplati nel nostro programma, sebbene le opzioni debbano ancora essere individuate. Per questo lavorerò nei prossimi giorni con il presidente, i leader della coalizione e i tecnici del nostro partito".Alfano nell'intervista ha aperto un nuovo fronte: si inizi a ragionare sull'immunità parlamentare, già abolita nel 1993. Dall'area che fa riferimento al Presidente della Camera, infatti, non mancano i distinguo. Secondo Italo Bocchino, infatti, dell'immunità si può ragionare, ma a patto che si eviti la tentazione di andare avanti a colpi di maggioranza e si ricerchi un'ampia condivisione. La linea dei finiani, spiega un altro esponente della nascente area del Pdl, è insomma quella di ragionare sull'immunità, evitando forzature e provando a dare vita a un articolo 68 pre 1993, ma in versione 'light'.

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