Giustizia/ Napolitano: Riforme di corto respiro sono rischiose

Giustizia/ Napolitano: Riforme di corto respiro sono rischiose Servono omogeneità con ordinamento e motivazioni non contingenti

Roma, 23 ott. (Apcom) - Nuovo monito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro riforme in materia di Giustizia che non abbiano caratteristiche di "armonia" ed "omogeneità" con l'intero ordinamento normativo costituzionale ed ordinario e/o "frutto di motivazioni di corto respiro" che il Presidente considera foriere di "rischi", come più volte da Napolitano già avvertito in passato, con riferimento alle riforme già fatte sulla base di maggioranze non ampie.Occasione per rinnovare il suo pensiero sulla riforma della Giustizia, Napolitano la coglie dal messaggio inviato al Presidente dell'Associazione tra gli studiosi del processo penale "Gian Domenico Pisapia", prof. Ennio Amodio, in occasione del loro XXIsimo Convegno nazionale"Il vostro convegno - scrive Napolitano - è quest'anno dedicato alla celebrazione del ventennale del codice di procedura penale, primo codice dell'Italia repubblicana. Alla sua elaborazione contribuirono docenti universitari, magistrati e avvocati in un sereno confronto con il Parlamento, sotto la guida illuminata di Gian Domenico Pisapia, Giovanni Conso, Marcello Gallo e del Ministro della Giustizia di allora, l'appena scomparso, compianto Giuliano Vassalli. In questi anni, il codice del 1989 è stato oggetto di numerose modifiche collegate a pronunce della Corte costituzionale, alla necessità di adeguare l'ordinamento ai principi del giusto processo introdotti nell'articolo 111 della Costituzione ed a situazioni di tragica emergenza"."Non sempre - denuncia il Capo dello Stato - si è trattato di modifiche organiche". Ed "anche di recente - ricorda Napolitano- ho dovuto avvertire sui rischi insiti in provvedimenti privi di quelle caratteristiche di sistematicità che dovrebbero invece caratterizzare in particolare normative di quella natura". Così come "in altre occasioni ho poi ricordato come provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di motivazioni di corto respiro sfuggono alla comprensione della opinione pubblica e rendono più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. Fondamentale è perciò il contributo che l'Accademia, e più in generale l'Associazione tra gli studiosi del processo penale, può offrire per riforme meditate e di sistema in grado di raffreddare le tensioni e di allontanare il rischio di interventi legati alle contingenze".Nel messaggio, infine, il Capo dello Stato esprime la certezza che "dal convegno emergeranno significativi contributi per interventi meditati e condivisi del legislatore".

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