Sabato 09 Febbraio 2013

Gp d'Italia, parla Claudio Viganò
«La gara è davvero a rischio»

Monza - «“L'autodromo è finito, sono tutti ladri”. Questo è ciò che mi sono sentito dire un mese fa, a Ginevra. E la cosa mi ha lasciato la morte nel cuore». Claudio Viganò, dalla Sias a un presente di amarezza e timore. Ma non di rimpianti. L'ex presidente vive la burrasca dell'autodromo dicendosi «addolorato» e «preoccupato », ma non usa mai la parola rimpianto. O rimprovero. Certo, ha vissuto anni gomito a gomito con Enrico Ferrari e Giorgio Beghella Bartoli quando, forse, alcuni tra i guai che vengono loro contestati dalle accuse giudiziarie stavano prendendo forma. Eppure «no, non mi rimprovero la buona fede. Se la magistratura dimostrerà la veridicità delle accuse, significa che le persone a cui diedi fiducia non la meritavano. Quel che mi dà più fastidio? La vicenda della vendita dei biglietti ».
In una miscela di rabbia e garantismo, Viganò aggiunge: «Ma se l'azione penale si concludesse in poca cosa, chi risponderà dei danni fatti all'autodromo? ». L'ex presidente non fa uso di diplomazia: «Le cose andavano risolte diversamente, chi ha un ruolo per prendersi delle responsabilità lo deve assolvere. E nessuno, in Sias come in Ac Milano, lo ha fatto. Lo dissi a Carlo Valli nell'ottobre del 2010: se si vuole sostituire due giocatori si devono avere due rincalzi».

Viganò graffia ancora: «Ricordo i consiglieri Aci di qualche anno fa, oggi è tutto diverso. È innanzitutto un problema di uomini. E non nascondo di nutrire più di una perplessità sulla capacità decisionale di chi potrebbe e dovrebbe agire». Il predecessore di Paolo Guaitamacchi, che quando Roma fu sul punto di correre il suo Gp dell'Eur fece quadrato attorno ai suoi uomini e alla gestione della Sias, sceglie il realismo: «Il presidente nazionale dell'Aci, Angelo Sticchi Damiani, si è sentito scavalcato e l'indomani ha messo in dubbio la capacità di Monza di gestire il proprio Gp. Se è stata una frase figlia di strategie politiche? Non fare domande, non sentirai bugie… ».
Però, oggi come oggi, a Sticchi Damiani il suo suggerimento lo darebbe. A lui però, non ad altri. «Certo, se fossi interpellato darei il mio contributo. Due nomi per sostituire Ferrari e Beghella? Li potrei fare, ma solo a Sticchi Damiani. Perché so che - lui sì - prenderebbe una posizione ». Nomi che eventualmente potrebbero contemplare anche quello di Federico Bendinelli: «È un uomo valido. Ho letto la sua relazione sui mesi di lavoro in autodromo e l'ho trovata molto tecnica e precisa». Ma, intanto, Monza, deve temere per il suo futuro? «A tirare i sassi, prima o poi il vetro si rompe. Gli altri anni a marzo già si sgomitava per preparare il Gp di settembre. Ma ora chi si prende la responsabilità in autodromo? Monza ha il suo contratto, ma Bernie Ecclestone non è spaventato da eventuali penali. È affezionato a Monza e sa che Monza può dare, in termini economici, il doppio di quel che ha dato sin qui. Sì, sono preoccupato».
Anche perché, lo stesso Ecclestone, la scorsa settimana, aveva dichiarato che senza Enrico Ferrari «il futuro di Monza con la Formula 1 si fa molto, molto più complicato. Non capisco cosa stia realmente accadendo. Stimo molto Enrico Ferrari, con il quale da oltre vent'anni discuto il contratto del Gp d'Italia. È grazie a lui che Monza ha avuto un trattamento economico di favore rispetto a tutte le altre gare europee. Nessuna corsa costa poco sul continente come il Gp d'Italia. È un tipo duro negli affari, ma è diretto, competente e pulito. Turci non lo conosco e non lo invidio, senza Ferrari tutto sarà più complicato, era un uomo chiave».

Frasi a cui, durante la presentazione della nuova F138 a Maranello, hanno fatto seguito quelle di Luca Cordero di Montezemolo: «Non è ipotizzabile non avere un Gp in Italia. Anzi, ce ne vorrebbero due. In caso di problemi a Monza, cosa che escluderei, ci sono comunque altri autodromi straordinari e adeguati per le Formula 1». I tempi delle barricate in difesa a oltranza di Monza, insomma, sono belli che finiti.
Stefano Arosio

c.pederzoli

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