Alcol a Cantù, la replica dei baristi  «Chiudere prima non serve a nulla»
la folla a Cantù per i “Mercoledrink” (Foto by Stefano Bartesaghi)

Alcol a Cantù, la replica dei baristi

«Chiudere prima non serve a nulla»

I gestori comprendono le preoccupazioni dell’assessore Cattaneo ma mettono in guardia: «Il problema non sono gli orari ma il mito dello sballo. E ci sono i supermarket sempre aperti»

Tornare indietro, a quando i locali, prima del decreto Monti di questi ultimi anni, avevano un orario di chiusura? Impossibile, per chi lavora nei bar di Cantù. E vietare l’alcol dopo una certa ora, altra possibilità teorica ventilata dall’assessore alla legalità Paolo Cattaneo, che spera in leggi più rigide da Roma? Succederà pure nei pub inglesi, ma sembra molto difficile a Cantù: oggi, in zona, ci sono peraltro i supermercati aperti anche di notte.

E bottiglie di vodka e casse di birra sono a disposizione dei giovani. Così pensano alcuni baristi del centro. Anche se, qualcuno, rimpiange l’età, sembra solo l’altroieri, in cui i bar a una certa ora chiudevano. E si evitavano anche i clienti scomodi.

In queste settimane d’estate, l’assessore alla legalità Cattaneo ha ricordato come l’alcol sia un problema: troppi giovani, ha rimarcato, bevono smodatamente.

Un rito che per più di un gruppo è ormai di tutte le sere o quasi. Tra i baristi, però, le posizioni sono più sfumate. Ad esempio: dal 7’s Joe Cafè di piazza Garibaldi, è Massi Fontana a ricordare come stare dietro il bancone del bar sia un lavoro. Per i barman e per chi collabora alle serate.

«Il mio pensiero non può essere allineato su queste considerazioni - dice Fontana in riferimento alle dichiarazioni dell’assessore Cattaneo - perché ci sono attività, in piazza Garibaldi, che lavorano soprattutto di sera».

E aggiunge: «Di giorno, in autunno e in inverno, il lavoro è al minimo. La piazza è vuota. Lavorare di sera aiuta a compensare le spese che abbiamo durante il giorno. Se si dovesse ridurre l’orario, dovremmo lasciare a casa molti studenti che qui hanno un lavoro serale. Noi chiediamo le carte d’identità e non vendiamo alcol ai minorenni. Ma, se più in genere, un 16enne, dopo che è uscito alla sera, torna a casa ubriaco più volte, allora il problema non sono i bar: c’è altro. Ben venga, comunque, una pattuglia in più».

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