Approvata la riforma: ospedali di comunità  Quattro nel Comasco con la nuova riforma
Como ospedale Sant'Anna (Foto by Andrea Butti)

Approvata la riforma: ospedali di comunità

Quattro nel Comasco con la nuova riforma

Il testo è stato approvato martedì dal Consiglio - In città previsto l’uso della struttura dell’ex Sant’Anna e altri spazi sono stati individuati nei territori provinciali

Como

Il via libera alla riforma della Sanità regionale, arrivato martedì dal Consiglio, avrà ricadute sui singoli territori.

In particolare, come previsto nella delibera della Giunta regionale dell’11 ottobre, nel Comasco saranno istituite cinque case di comunità, due ospedali di comunità, e due ospedali più case di comunità.

Nel dettaglio, Como ospiterà sia un ospedale che una casa di comunità. Dove? Negli spazi dell’ex Sant’Anna. Mentre un secondo ospedale di comunità sarà a Mariano Comense (l’ipotesi è al Felice Villa).

Le case di comunità sono previste a Lomazzo (negli spazi in via Rampanone), Olgiate Comasco (piazza Italia e via Roma), Ponte Lambro (via Verdi) e Mariano Comense (al presidio ospedaliero). Infine, Cantù e Menaggio dovrebbero ospitare la “formula” ospedali più case di comunità.

Ma di cosa si tratta? Lo si specifica nella riforma approvata martedì sera, che prevede in tutto il territorio lombardo la realizzazione di 203 case di comunità.

In queste strutture sarà presente una équipe multidisciplinare, con medici di medicina generale, specialisti, infermieri, altri professionisti della salute e anche assistenti sociali. In ogni casa di comunità ci sarà inoltre un consultorio, e si lavorerò «in sinergia con la rete delle farmacie per garantire l’aderenza terapeutica nella presa in carico». Infine, la struttura e gli operatori saranno «un punto di riferimento per la popolazione».

Sono invece 60 gli ospedali di comunità che saranno realizzati in Lombardia. Si tratta di strutture sanitarie per i ricoveri brevi e «destinati a pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica». Sono previsti 20 posti letto (fino a un massimo di 40), e saranno «a gestione prevalentemente infermieristica».

I distretti (dai 27 attuali, diventeranno 100), rappresentano «la sede della programmazione territoriale» e garantiranno «l’offerta sul territorio di riferimento di tutte le attività». Per ogni distretto è prevista una centrale operativa territoriale, che avrà la funzione di «coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari». Le centrali «si avvarranno di tutte le attività di telemedicina e medicina digitale: televisita, teleconsulto, telemonitoraggio».

La riforma ha previsto inoltre gli ambulatori sociosanitari territoriali, «distribuiti in modo più capillare grazie anche alla presenza di medici di medicina generale in associazione». Saranno collegati «in rete con le case di comunità».

È stato inoltre previsto il potenziamento della telemedicina, per «un maggior collegamento tra il professionista e il paziente», ma anche «la possibilità di avvicinare i servizi ai cittadini nelle loro case ancor più nelle zone montane e nelle zone disagiate».Il potenziamento dell’offerta sul territorio «consentirà di decongestionare i pronto soccorso e contribuire al contenimento delle liste d’attesa».

Mentre «il maggior governo da parte della Regione, sulla base dell’individuazione del bisogno di salute, indirizzerà l’erogazione delle prestazioni, a rispondere alla domanda dei cittadini per le prestazioni che presentano oggi lunghe liste d’attesa» e, in questo quadro, «viene rafforzato il principio che sia il pubblico che il privato abbiano gli stessi diritti e gli stessi obblighi, nell’ottica di dare la risposta più adeguata all’analisi della domanda di salute».

Le farmacie sono invece «connotate da nuovi compiti che ne fanno punti di una rete capillare al servizio del cittadino».


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