Barbara D’Urso sgrida Bizzozero  E due avvocati lo denunciano
Il duro confronto di ieri tra Barbara D’Urso e Claudio Bizzozero

Barbara D’Urso sgrida Bizzozero

E due avvocati lo denunciano

A “Pomeriggio Cinque” il sindaco è finito nel mirino anche di Patrizia Pellegrino. E l'altra sera Gigi D’Alessio gli ha dedicato una canzone ironica: «Tieni ’n capa a’ segatur”

Di nuovo la televisione nazionale, sia Rai che Mediaset. E di nuovo il caso “Napoli fogna”, l’espressione utilizzata ormai due settimane fa dal sindaco di Cantù Claudio Bizzozero: un’uscita che continua a far discutere l’Italia.

Ieri, Bizzozero era in studio a Pomeriggio Cinque, Canale 5, condotto da Barbara D’Urso: quasi mezz’ora di trasmissione dedicata alla vicenda. La Rai, mercoledì sera, a Made in Sud - RaiDue - ha proposto uno sketch comico con tanto di canzoncina sfottò interpretata a suo modo da Gigi D’Alessio: «O mio primo cittadino...». Le note sono quelle di “O mia bela Madunina”, inno cittadini dei milanesi.

Non ad eccessiva distanza, nello studio 11 di Cologno Monzese, il sindaco Bizzozero, ieri, era in tivù. «Sindaco, è inutile che faccia vedere articoli, anche Le Iene si sono occupate di te e i napoletani sono molto arrabbiati. Cosa è successo?», ha chiesto la D’Urso su “Napoli fogna”. «Quella era una provocazione - ha risposto il sindaco - che poi ha funzionato male, perché in molti mi hanno insultato e minacciato. Mi è davvero sfuggita di mano». Bizzozero è stato interrotto da Patrizia Pellegrino, la showgirl di Torre Annunziata. «Lei, Bizzo-zero, è un uomo zero!».

Intanto una denuncia-querela contro Bizzoero per le “offese alla città di Napoli e ai napoletani tramite Facebook, è stata depositata alla Procura di Nola da due avvocati residenti a Pomigliano d’Arco, «per cercare di rimediare al palese oltraggio a tutta la popolazione partenopea da parte del primo cittadino lombardo». I due legali si dicono, infatti, «offesi per i post pubblicati su Facebook dal sindaco di Cantù Claudio Bizzozero», e hanno presentato la denuncia anche «in vece del Comune di Pomigliano d’Arco e della Città Metropolitana di Napoli, in virtù dell’azione popolare consentita dalla legge». I reati che sollevano i legali nella denuncia, vanno dalla diffamazione, alla violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione ricoperta, ai motivi abietti e futili, il tutto aggravato dall’odio xenofobo.

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