Cantù, la mensa torna a 5,50 euro a pasto  «Che brutto regalo per le famiglie»
L’assessore all’istruzione, il leghista Alessandro Brianza, alla mensa delle scuole elementari di Mirabello (Foto by archivio)

Cantù, la mensa torna a 5,50 euro a pasto

«Che brutto regalo per le famiglie»

Lettera del Comune che annuncia l’aumento per materne, elementari e la media Anzani. Bizzozero aveva abbassato a 5 euro

Dal prossimo anno il costo base del buono mensa per gli studenti canturini crescerà, passando dagli attuali 5 euro a 5,50. Una brutta sorpresa per le famiglie e, l’affondo del Pd, anche un brutto segnale circa la politica della coalizione di centrodestra in materia di servizi.

Un attacco che l’assessore all’Istruzione Alessandro Brianza rimanda al mittente: «Le attuali tariffe erano state ridotte dalla maggioranza di Lavori in Corso per motivi di campagna elettorale, ora sono state riportate al valore consolidato di 5,50. Non stiamo aumentando la tariffa, la stiamo facendo tornare quella di sempre, e questo si giustifica anche con il fatto che la qualità del servizio, con il nuovo appalto, è nettamente migliorata».

Una decisione, dice Brianza, che è stata presa da mesi, ma passata un po’ in sordina. Emersa in questi giorni perché, in vista dell’iscrizione alla refezione scolastica per il prossimo anno, è arrivata alle scuole una lettera da parte del Comune che avvisa del cambiamento.

Filippo Di Gregorio, capogruppo del Pd, accusa la maggioranza perché in novembre, con una propria delibera, la giunta comunale aveva definito le tariffe per la mensa scolastica nella scuola primaria senza mutare quelle ereditate dalla precedente, salvo poi aumentare il buono base da 5 a 5,50 euro, «e così veniva aggirata la buona fede di tanti genitori, che si illudevano che sarebbe stata garantita una continuità e una attenzione sui costi che essi devono sostenere». Con questa mossa, prosegue Di Gregorio, «la maggioranza della destra cittadina si conferma così per quello che è: fa una politica di destra, che non ha cura dei costi delle famiglie, soprattutto di quelle che hanno la fortuna di avere un reddito superiore a 20 mila euro annui. Cosa del tutto plausibile quando entrambi i genitori lavorano. Chi si era illuso che la componente “popolare” della giunta cittadina potesse evitare questi aumenti tariffari, oggi può constatare quanto il riferimento al popolo sia un mero slogan».

Alla fine del 2016 l’amministrazione guidata dal sindaco Claudio Bizzozero aveva deciso, in virtù di uno stato di salute del bilancio migliorato, due provvedimenti: i parcheggi in piazza Marconi e in via Murazzo erano tornati gratuiti, e il costo del singolo buono mensa per la fascia reddituale più alta – quella che interessa buona parte delle famiglie – veniva abbassato di 50 centesimi, arrivando a 5 euro. Provvedimenti costati alle casse di piazza Parini circa 100mila euro, che oggi Brianza bolla come «campagna elettorale».

Ferma la replica del capogruppo di Lic Francesco Pavesi: «Quella che lui chiama campagna elettorale io la chiamo politica a favore delle famiglie. Si stanno riempiendo la bocca con questo tema, hanno ripristinato un ministero apposito, ma poi le politiche concrete si fanno cercando di agevolare le famiglie che hanno figli. Abbassare il buono mensa non è risolutivo, ma è un sollievo e una segnale. Quando si fanno scelte politiche queste vanno a incidere sui bilanci, ma se uno ci crede taglia su altri settori».

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