Cantù, la truffa delle auto fantasma  Sparito con 300mila euro: arrestato
Una pattuglia dei carabinieri a Cantù (Foto by archivio)

Cantù, la truffa delle auto fantasma

Sparito con 300mila euro: arrestato

Venticinque persone hanno pagato fino a 17mila euro una vettura mai ricevuta. La società coinvolta è stata aperta e fallita in appena sei mesi. I soldi scomparsi in Croazia

In una manciata di settimane era riuscito a vendere la stessa Range Rover a sei persone differenti e la stessa Golf Sport ad altri otto acquirenti. In metà anno ha aperto e fatto fallire una società e incassato 300mila euro in contanti tra caparre e pagamenti a saldo di autovetture fantasma.

I carabinieri della radiomobile di Cantù hanno fatto scattare le manette ai polsi di Devis Nicolini, 31 anni di Alzano Lombardo (Bergamo), accusato di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata.

Tra il 7 e il 24 settembre dello scorso anno Nicolini è riuscito a mettere in piedi una truffa costata caro a 25 aspiranti acquirenti d’auto comaschi.

L’inchiesta dei carabinieri e della Procura (il pubblico ministero che ha chiesto l’ordinanza di custodia cautelare è Mariano Fadda) nasce proprio sul finire dello scorso settembre quando una lunga serie di persone si presenta in caserma, a Cantù, per denunciare di aver versato capitali non indifferenti (fino a 17mila euro) sul conto di una srl per l’acquisto di un’auto, salvo poi scoprire che società, auto e rivenditore erano spariti.

In tre settimane, dopo aver raccolto oltre 300mila euro - soldi transitati sul conto della società e subito trasferiti in una banca di Rijeka, in Croazia e da qui chissà dove - Nicolini è sparito con le sue cinque auto. E la società, costituita nel giugno dello scorso anno, a dicembre è stata dichiarata fallita su istanza della stessa Procura.

I carabinieri, anche grazie a due dei clienti truffati, hanno nel frattempo scoperto che annunci identici a quelli truffaldini che hanno attirato 25 vittime in quel di Cantù, continuavano a venire pubblicati. E che altre società riconducibili a Nicolini erano state aperte in tre differenti città italiane.

Il sospetto della Procura è che l’attività truffaldina continuasse, da qui l’ordinanza di custodia cautelare firmato dal giudice Francesco Angiolini ed eseguita dagli stessi carabinieri. L’indagine in ogni caso continua.


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