Cantù, l’angelo di Cinzia è Pascal
«Così l’ho salvata dal soffocamento»

È un fabbro di Cantù l’uomo che ha praticato la manovra allo sterno della mamma. «Ho fatto un corso di disostruzione pediatrica, è stato il mio amico a capire che non respirava»

Cantù, l’angelo di Cinzia è Pascal «Così l’ho salvata dal soffocamento»
Pascal Di Napoli. Cantù. Ha effettuato la manovra di Heimlich permettendo così a Cinzia Muratore di tornare a respirare
(Foto di Christian Galimberti)

«In realtà qualcosa sul rischio che si può correre per un boccone l’avevo appreso a un corso di disostruzione pediatrica. Diciamo che un po’ per istinto, un po’ per conoscenza, sono riuscito, credo con un paio di colpi sotto lo sterno, a far respirare di nuovo la ragazza che in quel momento stava soffocando». Pascal Di Napoli, 33 anni, fabbro, di Cantù, papà di una bimba, è uno dei due eroi che domenica hanno salvato Cinzia Muratore, 44 anni, mamma di un bimbo di tre anni, dal soffocamento per un boccone andato di traverso. L’altro, un amico 48enne, imprenditore, ha cercato di tenere a bada il cane di Cinzia e il bimbo, agitati per quanto stava succedendo alla donna.

«Era cianotica»

Come raccontato dalla stessa mamma, è successo tutto domenica, alle 18.30, al Cafè Dream di via San Giuseppe, a Vighizzolo. Di Napoli è colui che è intervenuto con la manovra di Heimlich: le spinte con il pugno chiuso contro lo sterno che hanno permesso a Cinzia di tornare a respirare. «Io e un mio amico eravamo al bar per l’aperitivo, ci siamo seduti al tavolo - racconta - c’era questa ragazza di fronte a noi, stava mangiando una piadina. A un certo punto ha iniziato ad alzare il braccio, faceva dei segni, l’ho guardata ma non ho capito subito cosa stesse succedendo. È stato il mio amico a dirmi: “Va’ che non sta respirando”. Con due colpi sulla schiena non riusciva comunque a deglutire, e intanto stava diventando cianotica».

«Ho una bimba»

«Io ho una bambina, eravamo stati a un corso preparto, in cui hanno mostrato anche la manovra di disostruzione pediatrica. Anche se qui non avevo a che fare con un bambino, mi sono detto: “ok, andiamo” - prosegue - Cingendola con le braccia da dietro, ho esercitato un paio di pressioni sotto lo sterno. E ha funzionato, lei ha ripreso a respirare. Tutto questo, mentre il mio amico cercava di badare al bambino di tre anni che piangeva, che avrà pensato magari a un estraneo che si è messo a picchiare la mamma, e mi teneva lontano il loro cane dalle caviglie».

«Sarà durato circa una trentina di secondi, credo. Abbiamo fatto portare dell’acqua, abbiamo scherzato - aggiunge Di Napoli - Per fortuna tutto è andato per il verso giusto».

«Ancora un grazie infinito»

Qualche giorno dopo, proprio grazie a La Provincia, Pascal è venuto a conoscenza dell’appello di Cinzia, desiderosa di ritrovare le due persone intervenute al bar per poterle ringraziare. «Il suo posto sui social non l’avevo visto, ho però letto il pezzo che è stato pubblicato dal vostro giornale, e ho avuto modo di scambiare qualche messaggio», dice. «Cinzia - il messaggio di Pascal - mi han detto poco fa che avevi scritto qui... ci sarà modo di rivederci». «Certo Pascal - il messaggio di Cinzia - e ancora un grazie infinito».

Lo scambio di frasi ha avuto come contorno messaggi di complimenti per i due eroi del giorno. Come si legge in un commento: «Non sempre gli eroi indossano una maschera». Supereroi della realtà.

Christian Galimberti
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