Cantù, l’ira di baristi e Confcommercio  «Sulla movida siamo stati traditi»
La fine della scuola e l’arrivo del caldo hanno rianimato venerdì sera la movida canturina

Cantù, l’ira di baristi e Confcommercio

«Sulla movida siamo stati traditi»

Chiedono che venga ritirata l’ordinanza sul coprifuoco all’una e contro il vetro. Ciceri: «Non c’è stato alcun accordo e quel testo non è stato concordato con nessuno di noi»

Si sentono traditi i baristi del centro città. Non pensavano che l’esito della trattativa in corso con il municipio fosse l’ordinanza che impone il coprifuoco al mercoledrink, la chiusura anticipata di bar e di tutte le attività di piazza Garibaldi e dintorni alla una di notte.

Chiedono il ritiro di quanto firmato dal sindaco Edgardo Arosio, Lega. Non solo. Con un’azione a tenaglia, i vertici di Confcommercio Como, se il Comune non rivedrà quanto emanato nelle scorse ore, promettono battaglia. L’associazione di categoria, attraverso il presidente Giovanni Ciceri, altrettanto deluso, annuncia infatti la volontà di impugnare il testo in tribunale: «Non riusciamo a capire se sia una specie di caccia alla streghe».

E spiega: «Ci sentiamo molto amareggiati, profondamente offesi, disorientati. Non riusciamo a trovare una giustificazione a questo comportamento che ci ha profondamente addolorati. Abbiamo partecipato alle trattative, finite le trattative, in maniera così brusca, veniamo a conoscenza di questo».

«Noi non chiudiamo nessuna porta, speriamo che sia stato un cortocircuito interno - aggiunge - . Però, veramente, un’associazione di categoria come la nostra, non merita di essere trattata in questo modo». «Agreement? Accordo? Non c’è nulla - spiega -: per usare queste parole, bisogna ricominciare a trattare. Che non passi per nostro quello che c’è scritto nell’ordinanza: non è concordato con noi».

E qui di seguito il comunicato dei baristi canturini:

«Vorremmo semplicemente chiarire il nostro punto di vista, vorremo dire che era in essere una trattativa con il comune per trovare una soluzione condivisa allo svolgimento delle serate in piazza Garibaldi che vedono l’aggregazione spontanea di centinaia di persone, ma questa è stata disattesa con l’emissione da parte del Sindaco di un’ordinanza che va contro quelle che erano le trattative in corso. Un’ordinanza emessa senza preavviso e contraria a quello che era il percorso di collaborazione intrapreso.

C’è da chiarire che non sono molti i bar che effettuano promozioni sugli alcolici e che il nome mercoledrink è diventato d’uso comune per identificare un evento aggregativo del mercoledì che corre più attraverso i social che nelle vetrine dei bar, non esistono volantini o pubblicità stampata che riporta questo nome.

Il nome “mercoledrink” ha origine da una promozione nata qualche anno fa in un bar del centro, era un’iniziativa imprenditoriale per lavorare in una serata morta come il mercoledì, in una piazza sempre deserta che stentava a ripartire dopo i tanti anni di chiusura. Un’iniziativa come tante che ha portato la nostra piazza a rivivere.

Una promozione che funzionava, tanto che l’ha utilizzata la stessa amministrazione comunale nel corso degli eventi in villa calvi nelle scorse estati. Eventi che andavano in piena concorrenza con chi in piazza investe tutto l’anno.

Anche la grande distribuzione fa promozioni 2x1 sulla vendita di alcolici con pubblicità massive e persistenti, ma nessuno ha mai obbiettato in tal senso, anche se le moderne casse automatiche dei centri commerciali non chiedono i documenti a chi fa acquisti.

I proprietari dei locali sono profondamente amareggiati per questa presa di posizione assoluta da parte del Sindaco e dell’assessore alla sicurezza, si ritiene che si sia persa l’occasione per fare il bene comune tra chi vuole tutelare i posti di lavoro dei propri dipendenti e chi dovrebbe tutelare le attività del proprio territorio, salvaguardando un evento che porta introiti non solo ai bar del centro ma anche a ristoranti e negozi del territorio e a tutto l’indotto di questi.

Nessun patto tra gentiluomini quindi, poiché sono venute meno quelle prerogative che lo rendono tale. Non siamo d’accordo con un’ordinanza, non condivisa, che va contro la normativa nazionale che sancisce la sacrosanta libertà di impresa.

Impresa che da lavoro, che fa economia e che fa si che le vie del centro non siano lasciate all’uso esclusivo del “nulla”, quel “nulla” che a una certa ora fa paura anche solo per attraversare una via del centro a piedi.

Non accettiamo, poi, che si usi strumentalmente la salute dei ragazzi come paravento, per coprire un disagio che andrebbe combattuto nelle scuole e nelle famiglie prima che nei bar. Esiste una legge che sanziona anche con la chiusura gli esercenti che somministrano bevande alcoliche ai minori, i baristi lo sanno bene e per questo chiedono i documenti prima di servire da bere.

Le leggi esistono già e sono uguali per tutti, non sono fatte solo per quelle attività che hanno investito nel proprio lavoro e hanno avuto successo. Se in qualche modo si sta trasgredendo a qualcuna di esse non crediamo che agli organi di controllo manchino gli strumenti per punire gli esercenti.

Si lavora nella legalità, da sempre, si è investito nelle attività anche a fronte di uno sviluppo nell’intrattenimento della città stessa, perché a Cantù non c’è il mare come a Cefalù, Riccione o Forte dei Marmi ma questo non significa che non si possa avere un centro vivo e pieno di ragazzi.

Preferiamo che i ragazzi si ritrovino nella piazza della nostra città o che prendano l’auto per percorrere chilometri alla ricerca di un altro mercoledrink fuori porta? È turismo anche questo, è marketing territoriale anche questo o pensiamo ancora che a Cantù si venga per comprare i mobili o per fare shopping nei negozi del centro?

Gli esercenti dei bar si erano detti pronti ad attuare un piano di controllo e pulizia del crinale e a introdurre nelle proprie serate punti informativi per la prevenzione all’alcolismo, perché era questa la soluzione ad un “problema” non il cambio del nome richiesto.

Per quanto riguarda il vetro poi, si sta colpendo solo l’autoregolamentazione dettata dal buon senso che ogni esercente ha.Con tale provvedimento si vanno a colpire anche tutte quelle attività che nulla hanno a che fare con l’abbandono di bicchieri, l’aggregazione dei ragazzi e gli eccessi a volte contestati.

Non è difficile comprendere che un bicchiere di plastica abbandonato costi meno di un bicchiere di vetro rotto, quindi è logico che chi ha una clientela dispersiva utilizzi questo tipo di supporto.

Tuttavia la maggior parte dei locali ha clientela distinta, anche di una certa età, che ha diritto di bersi tranquillamente una bottiglia di vino senza che questo possa creare problemi o scompensi alla città.

Riteniamo invece debbano essere punite tutte quelle persone che autonomamente introducono in piazza bottiglie di vetro acquistate altrove e sulle quali nessun esercente può avere il controllo come nella più volte impropriamente citata Torino con buona pace di chi veramente quella notte ha sofferto.

Inoltre l’ordinanza non prevede modalità alternative di conferimento del vetro nel centro da parte di privati e di esercizi pubblici ai fini della raccolta differenziata da parte di Econord, quindi avremo la situazione paradossale che un locale non può lasciare su un tavolino al proprio interno una bottiglietta di vetro di coca cola, ma il malintenzionato può avere a propria disposizione contenitori interi di bottiglie direttamente per strada.

Augurandoci che il Sindaco riveda immediatamente la propria posizione ritirando le ordinanze siamo pronti a riaprire un confronto costruttivo per il vero bene della città e dei suoi ragazzi.

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