Cantù, l’ospedale “accusa”  Al Mercoledrink «Si gioca con la vita»
Il Mercoledrink porta in piazza Garibaldi centinaia di persone, alcune alla ricerca dello sballo

Cantù, l’ospedale “accusa”

Al Mercoledrink «Si gioca con la vita»

Dopo il ragazzo finito in coma etilico Caminiti (pediatria): «Vogliamo incontrare il Comune

«Se i ragazzi davvero capissero quali sono i danni che l’alcol provoca, danni al fegato, al cervello, al sistema nervoso centrale, alla fertilità, alla sessualità, forse ci penserebbero due volte prima di bere tanto da finire in pronto soccorso.

Manca consapevolezza, manca educazione, ed è per questo che il primario di Pediatria del Sant’Antonio Abate Alfredo Caminiti ormai da qualche anno porta avanti progetti per rendere consapevoli i giovani e anche le loro famiglie.

E ora, annuncia, «vorrei riuscire a incontrare la nuova amministrazione di Cantù, per intervenire su una situazione che si sta manifestando come molti problematica».

La situazione è il Mercoledrink, la movida di mezza settimana con l’alcol a poco prezzo, il paghi due e bevi tre. «Questa serata – dice senza mezzi termini - significa giocare con la propria vita».

Ma i numeri forniti dalla Struttura Complessa Dipendenze dell’Asst Lariana parlano chiaro: sei minori su dieci, fra quanti frequentano i locali, intervistati hanno dichiarato che nei 30 giorni precedenti avevano almeno una volta fatto binge drinking, ovvero l’abbuffata alcolica. L’ultimo episodio ha fatto molto parlare di sè, perché mercoledì notte un ragazzo di 17 anni è stato trovato privo di sensi, solo, a terra in piazza Garibaldi, così ubriaco da dover essere ricoverato all’ospedale Sant’Anna in coma etilico. Ne ha visti tanti, il dottor Caminiti, finire al Sant’Antonio Abate, anche più giovani. L’anno scorso, una domenica pomeriggio, una tredicenne si attaccò alla bottiglia della vodka, dopo essersela fatta comperare da qualche amico maggiorenne, e finì in pronto soccorso.

«Purtroppo non mi stupisce – commenta Caminiti - i ragazzi bevono perché non sono stati educati. Non sono preparati, alla fine finiscono col farsi trascinare dagli amici con cui escono e non tutti sopportano l’alcol alla stessa maniera. Sono tanti che, in ospedale, assicurano che è la prima volta, ciò spiegherebbe perché non reggono l’alcol».


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