Cantù, l’ospedale
come un forno: 33 gradi

Protestano i degenti e i loro familiari per le condizioni di alcuni padiglioni del Sant’Antonio Abate

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All’interno dell’ospedale di Cantù c’è chi ha misurato 33 gradi. Chi assicura di essere arrivato addirittura a 35. Certamente troppi, se si è ricoverati, ad esempio, in medicina.

E così, nel giugno più torrido degli ultimi anni, è scoppiata la protesta. Chi ha telefonato al giornale dal letto di ospedale. Chi ha portato un ventilatore alla mamma anziana ricoverata. Chi ha fotografato il termometro salire a temperature tropicali dentro le camere del Sant’Antonio Abate.

E’ un 68enne, ricoverato, che decide di rendere pubblico quanto accade. Con una telefonata a La Provincia. «Siamo nel reparto di medicina secondo piano, nel padiglione storico. Penso che sia un problema che riguarda 200 persone. Siamo qui a 33 gradi, in reparto, con la gente che ha problemi di cuore. Bisogna essere incoscienti. Hanno messo dei ventilatori a colonnina: uno ogni dieci camere. Tre per tutto il reparto. Siamo qui che stiamo boccheggiando. Dai dottori, agli infermieri, a soprattutto i degenti».

Chiama anche in lacrime un’altra paziente anziana dell’ospedale di Cantù, dimessa poche ore prima. «Una condizione assurda - dice - persone malate e completamente sudate. Un infermiere alla fine non si è trattenuto: “Non è giusto, non siamo bestie”». Riferito a tutti, i malati e chi in ospedale ci lavora.

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