Carugo: l’architetto ucciso per 10mila euro  «Preso il mandante dell’omicidio»
La casa di Alfio Vittorio Molteni a Carugo, teatro dell’omicidio del 14 ottobre scorso (Foto by archivio)

Carugo: l’architetto ucciso per 10mila euro

«Preso il mandante dell’omicidio»

I carabinieri arrestano una guardia giurata. Aveva protetto l’ex moglie della vittima. Il professionista perseguitato dall’estate 2014. La prima aggressione a Cabiate con una mazza

Mille euro per incendiare l’auto della vittima. Diecimila o (a scelta) 50 grammi di cocaina pura per “tirargli” alle gambe. Il tariffario di una Brianza più violenta che velenosa lo hanno ricostruito i carabinieri del nucleo investigativo di Como. Che ieri mattina all’alba hanno chiuso il cerchio - ne sono sicuri il procuratore Nicola Piacente e il pubblico ministero Pasquale Addesso - sui killer di Alfio Vittorio Molteni, l’architetto con studio a Mariano Comense ucciso con due colpi di pistola la sera del 14 ottobre scorso davanti a casa sua, a Carugo.

Gli arrestati

Nel cerchio i detective dell’Arma di Como e i colleghi del Ros di Roma ci hanno messo il presunto mandante dell’agguato mortale: Luigi Rugolo, 44 anni di Seveso, professione guardia giurata. Sarebbe lui ad aver promesso i 10mila euro a Vincenzo Scovazzo, siciliano di 55 anni residente a Seveso, arrestato ieri all’alba, e a Michele Crisopulli, 44 anni di Cesano Maderno preso nel marzo scorso, per passare dagli attentati contro Molteni alle vie di fatto. E sempre lui avrebbe pagato mille euro a Giuseppe Di Martino, napoletano di 60 anni con casa a Cesano, da cui è stato prelevato ieri all’alba e portato in cella, perché incendiasse la Range Rover dell’architetto parcheggiata nel garage sotto il suo studio di Mariano Comense.

Perché la guardia giurata con casa in Brianza si sia data così da fare - sempre che l’ipotesi investigativa regga di fronte una tesi difensiva al momento non nota - per terrorizzare, minacciare, aggredire, danneggiare e infine uccidere il povero Alfio Vittorio Molteni resta l’ultimo mistero da chiarire. Così come da chiarire è se, dietro quei 10mila euro promessi per la gambizzazione finita in tragedia, ci siano altri mandanti.

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