Cermenate: il malore e due ricoveri  Morto Tavecchio, il macellaio-amico
Diego Tavecchio. Morto a 56 anni. Montesordo di Cermenate (Foto by Christian Galimberti)

Cermenate: il malore e due ricoveri

Morto Tavecchio, il macellaio-amico

Era il riferimento di Montesordo. Diego aveva 56 anni. È stato soccorso una prima volta lunedì per un forte dolore al petto, dimesso da Cantù, martedì il decesso in ospedale a Varese. Oggi l’ultimo saluto

A stringersi intorno a una storica famiglia di commercianti, è l’intera frazione di Montesordo di Cermenate, per la scomparsa, a 56 anni, di Diego Tavecchio, macellaio. Dopo un malore avuto al lavoro e due passaggi ospedalieri, prima all’ospedale di Cantù, dove sarebbe stato dimesso nelle ore successive, e poi, l’indomani, a Varese, dove è arrivato in elisoccorso, Tavecchio, anima della Sagra de la Cazola, organizzata dal Gruppo Sportivi Montesordesi, è morto. Era conosciutissimo anche per l’altra attività di famiglia, il Bar “La Pianta”, gestito, nei locali a fianco, dalla figlia Annalisa, bar di riferimento per tutti gli automobilisti di passaggio, fra Como e Milano, sulla strada statale dei Giovi.

Oggi alle 14.30 il funerale

Oggi, i funerali si celebrano alle 14.30 - mezz’ora prima, il rosario - nella chiesa parrocchiale dei Santi Vito e Modesto, a Cermenate.

Secondo quanto è stato riferito in ambito familiare, Tavecchio ha accusato un malore sul lavoro, un dolore al petto, ed è stato soccorso da un cliente. Con la chiamata al 118, è stato portato quindi a Cantù, da cui sarebbe stato rimandato a casa in serata. Il giorno dopo, martedì, lo stesso dolore e il trasporto in elisoccorso a Varese: poche ore dopo, la morte. Si attende l’esito dell’autopsia.

«Un punto di riferimento e un perno - dice il sindaco Luciano Pizzutto - tantissimi si sono ritrovati nel suo bar, tante le riunioni: mancherà a tanti».

A ricordarlo, per gli amici della sagra, è Gianfelice Amadeo: «La sagra c’è da quarant’anni, e senza l’aiuto della famiglia Tavecchio non si sarebbe potuta fare. Prima, il padre, Pasquale, poi il figlio, Diego, già da diversi anni. Sempre presenti. Diego negli ultimi anni era il mio braccio destro, era lui che mi diceva “ci penso io”, sempre disponibile. Quando avevi bisogno qualcosa: “vai dal Diego”. Non si è mai tirato indietro».

Un riferimento per Montesordo

La macelleria, aperta nel 1954, e il bar, sono un pezzo di storia di Montesordo.

«Sono due attività comunicanti, da una parte il papà, dall’altra la figlia, sono il punto di riferimento della frazione, lì tutti si sono sempre serviti, tutti sono andati in quel bar, tutti sono cresciuti. Oltre a essere molto disponibile, Diego era una persona socievole, molto affabile con chiunque», ricorda Amadeo.

«Diego era sempre disponibilissimo, non aveva orari, e con il sorriso sempre, con me, con mio marito - racconta Mirta Maggioni, moglie di Angelo Paganoni, conosciuti per la loro passione per il ciclismo - Con tutti. Un Amico con la “a” maiuscola. Quando tornavamo dai nostri viaggi, sempre “cosa vi offro?”, la bibita pronta. Sono quelle persone che continuano a vivere nei nostri cuori, nel quotidiano. Passare di lì e dire, “non c’è più Diego”, è un dolore. Veri signori, i Tavecchio, in tantissimi anni mai una parola fuori posto, mai uno screzio. L’abbiamo visto volare via, con questa eliambulanza salita verso il cielo. E invece stava morendo».

Christian Galimberti


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