Cermenate, l’allenatore di Andrea  «Oggi piango un ragazzo di 19 anni»
CERMENATE - IL pellegrinaggio di ieri alla camera ardente di ANDREA RINALDI (Foto by Silvia Cattaneo)

Cermenate, l’allenatore di Andrea

«Oggi piango un ragazzo di 19 anni»

Il mister del Legnano va oltre il calcio: «É ingiusto e impossibile da accettare». «Sono papà, ma posso solo immaginare il dolore de genitori di Rinaldi. Mi ha colpito per quanto era educato»

Tutto il mondo del calcio, dai dilettanti alla Serie A, ha reso omaggio alla memoria di Andrea Rinaldi, un giocatore, una promessa, ma soprattutto un giovane di soli 19 anni. E Giovanni Cusatis, che è stato il suo ultimo allenatore, oggi sottolinea proprio questo, che, al di là del talento in campo, l’inconcepibile tragedia è una morte così prematura, imprevedibile e cattiva. «Oggi ho perso Andrea, un ragazzo di diciannove anni», ha scritto in un messaggio per ricordarlo. Calciatore cresciuto nella Primavera dell’Atalanta e in questa stagione in forza al Legnano, in serie D, dopo essere passato anche dal Como, dal Mezzolara e dall’Imolese. Il suo cuore ha smesso di battere nelle prime ore di lunedì mattina all’ospedale di circolo di Varese, dove si trovava ricoverato in condizioni gravissime dopo essere stato colpito venerdì da un malore improvviso, un aneurisma cerebrale, mentre si allenava nel giardino di casa.

Il funerale verrà celebrato martedì alle 15.30 al campo sportivo Vago di Cermenate, dove ha dato i primi calci al pallone a sei anni appena. Il Legnano Calcio, la squadra in cui militava attualmente, ha deciso che mai più nessuno vestirà la maglia numero 8, quella che Andrea Rinaldi ha indossato in questa stagione in serie D per 25 partite. Una ferita che non sarà facile rimarginare, secondo l’allenatore del Legnano Giovanni Cusatis: «È stato un terribile colpo per tutti. Io sono papà, posso solo immaginare, posso cercare di capire quale sia il dolore che i suoi genitori stanno provando. Morire a 19 anni è una cosa brutta e ingiusta, impossibile da accettare». A dare così tanta eco alla sua morte è stato il ruolo di calciatore, ma oggi non è questo che conta. «In questo momento io non voglio parlare di qualità calcistica, ma umana – prosegue il mister – Andrea mi ha sempre colpito per la sua educazione. Per quanto l’ho potuto conoscere in questi mesi era veramente un ragazzo a posto».


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