Commercio a Cantù, il Comune
«La situazione è preoccupante»

Il vicesindaco Molteni: «I tempi e i modi della riapertura mi lasciano perplesso». E sui tagli per tutto l’anno alle tasse su tavolini e rifiuti: «Prima aspettiamo il governo»

Commercio a Cantù, il Comune «La situazione è preoccupante»
Al 7's Joe Cafè di piazza Garibaldi, uno dei locali più frequentati, il deserto e divanetti impilati
(Foto di Christian Galimberti)

«Sono preoccupatissimo» è una frase che dice tutto: a pronunciarle, è il vicesindaco e assessore al Commercio e alle Attività produttive Giuseppe Molteni.

Dopo aver già congelato diverse tasse municipali, il Comune, per il momento, sulla richiesta degli esercizi pubblici di eliminare anche per la restante parte dell’anno la tassa d’occupazione del suolo pubblico - per sedie e tavolini esterni - preferisce non sbilanciarsi. «Si può anche pensare di intervenire di nuovo sulla Tosap, ma prima siamo in attesa dei provvedimenti che prenderà il Governo: non vogliamo creare doppioni».

Intanto, si indaga sugli acconciatori abusivi a domicilio. «Stiamo approfondendo la presenza di questo genere di attività a Cantù: c’è il rischio che vi siano parrucchieri che, in nero, entrano e escono dalle case. Qualcosa assolutamente di non tollerabile».

Anche a Cantù i negozi, per riaprire, dovranno aspettare il 18 maggio. Bar e ristoranti: non prima del 1° giugno. Come del resto parrucchieri ed estetisti. Per un’emergenza sanitaria iniziata a fine febbraio, è già emergenza economica. Troppi mesi in meno, nei conti di un anno. In tanti rischiano di chiudere.

«Mi preoccupa anche il risvolto economico: le attività partiranno ancora più tardi - afferma Molteni, Lega - Se un ristorante aveva 100 posti ora, per il rispetto delle distanze, ne avrà ad andare bene 50. Ma bisognerà tenere conto anche delle perplessità di chi non riuscirà a tornare subito alla vita di prima».

Ma c’è preoccupazione anche per la filiera del legno arredo. «Un momento emblematico - la definizione del vicesindaco - il Salone del Mobile saltato, l’export che va mantenuto, e un giro economico che fatica a riprendere».

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