Influenza, è arrivato il “picco”  Gli ospedali rischiano il collasso

Influenza, è arrivato il “picco”

Gli ospedali rischiano il collasso

Centinaia di accessi al Sant’Anna, il Valduce segnala il “livello massimo di saturazione”.Cantù rinvia i ricoveri programmati, proteste dell’utenza: «Mia madre, senza letto né barella»

Nei pronto soccorso di Como non bastano nemmeno più le barelle in corridoio. Colpa del picco influenzale che ha peggiorato le condizioni di salute di centinaia di pazienti anziani e fragili, mettendo in grave crisi i reparti di emergenza. Le attese sono lunghe e i medici non sempre riescono a rispondere alle richieste.

Il pronto soccorso del Sant’Anna ieri mattina contava già 100 accessi, giovedì nell’arco di tutta la giornata erano stati 188, mercoledì e martedì rispettivamente 191 e 192. Per l’azienda ospedaliera si può parlare di “sovraffollamento” quando vengono superati i 149 accessi. Nonostante la trentina di letti aggiunti nelle scorse settimane, continuano a registrarsi difficoltà a reperire posti. L’Asst Lariana prega i cittadini per i codici minori, cioè i malanni più lievi, di rivolgersi prima ai medici di base, ai pediatri e alla guardia medica. Nel presidio canturino, al Sant’Antonio Abate, è stato addirittura disposto fino a lunedì il blocco dei ricoveri programmati, nell’area medica e chirurgica. La direzione sanitaria del Valduce ha segnalato all’Ats Insubria, già da lunedì sera, il livello massimo di saturazione della struttura di pronto soccorso. L’ospedale di via Dante ha aggiunto barelle nei reparti e in endoscopia e si scusa con i cittadini per i disagi. «Ho accompagnato mia madre proprio al pronto soccorso del Valduce intorno alle 23 di lunedì - racconta per esempio Shanti Utermark, che vive in città - aveva un forte dolore alla schiena. A 58 anni dopo qualche ernia e diversi problemi ai reni ci eravamo preoccupate. Gli infermieri all’inizio ci hanno accolto con gentilezza, hanno praticato un’iniezione a mia madre che purtroppo però non riusciva a stare in piedi e neppure a sedersi sulle panchine di metallo della sala d’attesa». Il pronto soccorso suo malgrado non ha potuto offrirle un letto o una barella. «Dopo quasi un’ora, abbiamo deciso di andarcene - racconta ancora la donna -. Mia madre stava soffrendo e così ci siamo rivolte alla guardia medica di via Carso. Nonostante fosse molto tardi, grazie all’aiuto dei vicini volontari dell’Avis, siamo state aiutate. Occorre infatti telefonare al medico di turno, altrimenti il cancello resta chiuso. Io capisco che il Valduce e i pronto soccorso di Como siano in difficoltà, le emergenze sono di certo tante. Però se non c’è nemmeno una barella libera. E sarebbe bene spiegare ai cittadini che gli ospedali oggi non sono in grado di rispondere alle urgenze dei comaschi».


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