Inverigo, vandali sui sentieri  Danni alla scultura, distrutta la targa
L’opera è posizionata all’inizio del sentiero tra Villa Romanò e Arosio

Inverigo, vandali sui sentieri

Danni alla scultura, distrutta la targa

La rabbia del presidente delle Contrade Binda «Gesto incomprensibile»

Devono aver pensato ad un “Ferragosto alternativo” i vandali che giovedì scorso hanno danneggiato una scultura, posta all’inizio del sentiero che collega Villa Romanò con Arosio, dove hanno strappato la targa illustrativa e hanno “graffiato” l’opera, in particolare sul basamento.

Un atto vandalico compiuto per ravvivare una giornata noiosa, senza lo svago delle vacanze o un gesto di disprezzo nei confronti dell’opera d’arte o del sentiero? È un dilemma che si pone anche Arturo Binda, dell’Associazione Le Contrade, che ha sostenuto il progetto di recupero dell’antica strada di collegamento tra Villa Romanò ed Arosio, “inaugurata” il 28 aprile 2018.

«Non comprendiamo il motivo del gesto - dice Binda - Una “ragazzata”? Il segno della maleducazione dei “tempi”? Perché tutto ciò può dar fastidio? Non sappiamo cosa possa aver spinto qualcuno a strappare, supponiamo utilizzando tra l’altro un attrezzo, la targa a distanza di più di un anno dalla posa».

La statua in ferro dal titolo “Infinity” è stata posta al confine della vecchia strada tra Villa Romanò e Arosio, fino a quel momento impraticabile per la grande quantità di rovi che ne impedivano il passaggio e riaperta per l’occasione. Autore dell’opera è l’artista inverighese di fama internazionale Alberto Galbiati, che oltre ad essere un volontario dell’associazione Le Contrade, ha fortemente voluto il progetto di recupero del sentiero, dandosi da fare in prima persona, per riportarlo all’antico splendore.

«Ad ispirare l’opera è stato proprio il sentiero nel punto in cui lo sguardo spazia quasi all’infinito, sul lecchese, sull’erbese e sul comasco - dice Galbiate - Da qui il nome Infinity. Per eseguire la scultura ho anche dovuto mettere da parte il legno, che è il mio materiale per eccellenza e passare al ferro. Essendo un’opera destinata a stare all’aperto, il legno non era proprio adatto».

L’artista non pensava mai che le sue “premure” sarebbero state vanificate da un gesto vandalico.


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