La storia di Pierino di Olmeda  «Sognavo un figlio, ora ho Lamin»
Pierino Mercuri e Sanyang Lamin. Capiago Intimiano. (Foto by Christian Galimberti)

La storia di Pierino di Olmeda

«Sognavo un figlio, ora ho Lamin»

Il capiaghese Mercuri ha ottenuto il nulla-osta all’adozione. Il giovane gambiano era arrivato come richiedente asilo. È rimasto orfano da piccolo: ora lavora come falegname

«Lui ha cominciato a chiamarmi “papà”, io mi sentivo bene, una gioia. Anche sul bus: “papà”, e gli altri dicevano, “hai visto, quello è suo padre”. Ma anche io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto avere un figlio come lui. Non so spiegarmi. Ho sentito questa voglia di avere un figlio». Pierino Mercuri ha 57 anni. In questi giorni, il Tribunale di Como ha dato il via libera alla sua richiesta di adozione di Lamin Sanyang, 28 anni, originario del Gambia, sbarcato a Lampedusa come richiedente asilo, ospitato a Cantù. Lamin è il figlio di Pierino. Pierino è il papà di Lamin.

Una procedura articolata. Prassi vuole che, sulla base delle informazioni raccolte in questo caso dai Carabinieri del comando provinciale di Como, sia il pm poi a esprimere parere favorevole. «Nulla di ostativo emerge - si legge nel documento pubblicato per legge - Si reputano pertanto sussistenti tutti i presupposti di legge per accogliere la formulata domanda».

Padre e figlio abitano nella stessa casa di Olmeda, località di Capiago Intimiano. «Lui nel 2015 è arrivato a Cantù come profugo, è stato ospitato negli appartamenti della Curia a San Paolo - racconta Pierino, operaio specializzato a Bulciago, in provincia di Lecco - Frequento quella zona, sono diventato amico di qualcuno dei profughi. Mi ha raccontato i suoi problemi. Mi ha preso al cuore Io sempre aiutato tutti, ma non pensavo mai di arrivare a questo punto. È da tanti anni che volevo un figlio. Io non ho figli, non sono sposato. Vivevo da solo. Nel 2018 siamo andati in Francia a trovare dei miei cugini a Parigi. Lui si era già spostato a Como. Appena ritornato a Como, Lamin si è ritrovato senza casa: da Como l’avevano mandato via. L’ho portato con me. Altrimenti avrebbe dovuto dormire per strada».

Mercuri racconta di aver dovuto superare le diffidenze di alcune persone. «C’era chi pensava che volessi in qualche modo fregare questo ragazzo. Un sacerdote di Cantù mi ha difeso. Io gli voglio veramente bene come un figlio a Lamin, non ci sono altri interessi né da parte mia né da parte sua. Lui è mio figlio e rimarrà mio figlio finché muoio».


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