Molesta una mamma in pediatria  Condannato a tre anni e mezzo
Il palazzo di giustizia di Como

Molesta una mamma in pediatria

Condannato a tre anni e mezzo

Papà palpeggiò una donna mentre entrambi accudivano i figli ricoverati in ospedale

Como

Tre anni e mezzo di carcere per aver palpeggiato una giovane mamma che stava accudendo il figlio, ricoverato in ospedale. È finito con una sentenza di colpevolezza il processo a carico di un uomo residente a Senna Comasco, protagonista - un paio di anni fa - di un paio di episodi boccacceschi al capezzale (pure lui) del figlio convalescente.

Il Tribunale di Como ha accolto la richiesta di condanna presentata dal pubblico ministero, Giuseppe Rose, che aveva contestato all’uomo l’accusa di violenza sessuale.

La vicenda risale al gennaio di due anni fa. Il figlio dell’uomo - di cui omettiamo il nome proprio per tutelare l’identità del bambino - era ricoverato in una stanza del reparto di pediatria assieme a un altro piccolo paziente, entrambi fortunatamente non in condizioni particolarmente gravi, ma convalescenti. A vegliare sui bimbi, a turno, i rispettivi genitori, soprattutto nelle ore notturne.

È così successo che il papà di un bimbo e la mamma dell’altro piccolo paziente finissero per trascorrere la notte nella stanza dov’erano ricoverasti i figli assieme. E nel corso di quella notte, in due differenti occasioni, il papà condannato ieri a tre anni e mezzo avrebbe tentato di molestare la donna.

A raccontare quanto accaduto la stessa donna, che si è rivolta agli investigatori per ricostruire una vicenda che ha lasciato incredula lei stessa.

La prima avance, stando al racconto ribadito anche in aula davanti ai giudici, l’imputato lo avrebbe fatto mentre lei dormiva. Lui le avrebbe toccato una gamba. Svegliata, l’uomo si era immediatamente schermito dicendole che voleva soltanto verificare se avesse freddo.

Quando la donna è successivamente riuscita a riprendere sonno sul divano della stanza, l’imputato sarebbe tornato all’attacco baciandola nella zona bassa della schiena. Scoperto, sarebbe fuggito dalla stanza.

Ma a carico dell’uomo - difeso dagli avvocati Ivana Anomali e Ciro Cofrancesco - c’era un’ulteriore contestazione, quella di atti osceni in luogo pubblico. Alcuni giorni più tardi, sempre mentre si trovava nella stanza della pediatria con il figlio e un altro bambino, si sarebbe messo a guardare un video pornografico sul telefonino. Quindi avrebbe compiuto atti osceni all’interno della stanza, con il rischio di essere visto dai giovanissimi pazienti. Ieri è arrivata per lui la condanna.


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