Morta in moto, folla a Cucciago  «Manuela ci lascia il suo amore»
L’uscita dalla parrocchiale del feretro di Manuela Ronchetti (Foto by Stefano Bartesaghi)

Morta in moto, folla a Cucciago

«Manuela ci lascia il suo amore»

Tante persone per l’addio alla donna vittima domenica a Lentate dello scontro con una minicar. «In questi anni ho avuto tutto», aveva detto pochi mesi fa in occasione del suo quarantesimo compleanno

«Sono contenta, perché in questi 40 anni ho avuto tutto», diceva Manuela Ronchetti pochi mesi fa, in occasione dell’importante compleanno. Ora non c’è più, portata via da un terribile incidente che in un istante ha falciato la sua esistenza, ma l’insegnamento che questa donna lascia dietro di sé, a cercare e trovare l’amore ogni giorno in ciò che abbiamo, senza cedere a lamentele e pretese, vivrà per sempre.

Manuela Ronchetti aveva 40 anni

Manuela Ronchetti aveva 40 anni

Le persone radunate sul sagrato

Le persone radunate sul sagrato
(Foto by Stefano Bartesaghi)

Parole, quelle dell’omelia di don Angelo Pozzoli, che hanno causato grande commozione nella folla che ieri mattina ha gremito la chiesa parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso per il funerale della cucciaghese.

La folla verso il cimitero

La folla verso il cimitero
(Foto by Stefano Bartesaghi)

La donna, domenica, si trovava a bordo della moto condotta dal marito Roberto Costantin, 42 anni, che ha subito gravi fratture alle gambe ed è stato trasportato al Niguarda di Milano, dove è stato operato. Per questo ieri non ha potuto partecipare alla cerimonia funebre.

Un incidente terribile, sulla Nazionale dei Giovi, a Lentate sul Seveso, che ha visto coinvolte due sorelle di 16 e 14 anni, la prima alla guida della microcar che si è scontrata frontalmente con la moto, secondo una prima ipotesi – anche se la dinamica è al vaglio delle forze dell’ordine – probabilmente per non averle dato la precedenza. Per questo la sedicenne alla guida della vetturetta, in base alle nuove normative, è stata accusata di omicidio stradale.

La parrocchiale non è riuscita a contenere tutte le persone giunte a rendere un ultimo saluto a Manuela Ronchetti, che lavorava come impiegata in un’azienda tessile, la Sampietro.

C’erano i colleghi, c’erano gli amici, c’erano i parenti. Stretti attorno alla bara ricoperta di rose bianche e ai genitori della donna, il padre Aurelio e la madre Silvana, chiusi in un dolore inconsolabile per la perdita dell’unica amatissima figlia.

A tutti, ha ripetuto don Angelo, che ha concelebrato il rito con don Validio Fracasso, Manuela Ronchetti lascia una grande lezione: «Sono contenta perché ho avuto tutto, dice. In questo suo testamento ci accorgiamo che quel tutto di cui parla è l’amore. Quello dei genitori, del marito, degli amici. L’amore è l’unica cosa necessaria. Non si può gustare la vita senza l’amore avuto e donato, sarebbe un inferno».


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