’Ndrangheta, le accuse del giudice  «Giravano per Cantù come boss»
Un posto di controllo dei carabinieri in centro a Cantù (Foto by foto d’archivio)

’Ndrangheta, le accuse del giudice

«Giravano per Cantù come boss»

«Agivano in gruppo, a volto scoperto, senza il timore di denunce». Tra intimidazioni e pestaggi a bar e rivali

I fiancheggiatori della ’ndrangheta - per dirla con gli inquirenti dell’antimafia e con i carabinieri del nucleo operativo di Cantù - «si muovono e agiscono in gruppo, a volto scoperto, incuranti della presenza di molti testimoni, agendo all’interno di un locale pubblico e in una zona già oggetto di diverse aggressioni, ricorrendo ad atteggiamenti di spavalderia e prepotenza, così denotando la volontà di affermare potere e superiorità nell’ambiente».

Eccola spiegata in poche parole l’aggravante del metodo mafioso contestata ai tre giovani destinatari di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per un pestaggio avvenuto il 24 aprile scorso in via Roma. La nuova tegola è piovuta addosso a Giuseppe Morabito, il rampante 33enne nipote dell’omonimo Morabito detto u Tiradritto, quest’ultimo a lungo considerato il numero uno della ’ndrangheta, a Valerio Torzillo, 23 anni e a Jacopo Duzioni, 25 anni, entrambi di Cermenate.

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