’Ndrangheta, non cambiano mai
Armi, botte, droga: i clan alzano la testa

I carabinieri di Cantù arrestano venti persone. Estorsioni, recupero crediti, controllo del territorio

«Forse sai chi sono io... mi chiamo Cristello». ’Ndrangheta. Basta la parola. E dopotutto la forza dei clan, lo ripete allo sfinimento il giudice Raffaella Mascarino, nelle quasi 900 pagine di ordinanza che hanno portato all’arresto di venti persone (16 in carcere e quattro ai domiciliari, in un’operazione antimafia condotta ieri mattina dai carabinieri del nucleo operativo di Cantù assieme ai colleghi di Monza) è proprio quella della capacità di intimidazione e controllo del territorio soltanto esibendo un nome di peso.

Gli arrestati

Il blitz di ieri mattina è la sintesi investigativa di tre inchieste differenti condotte in parte nella zona di Seregno, in parte tra Marianese, Canturino ed Erbese. La prima inchiesta è, di fatto, la prosecuzione di quella magistralmente condotta dai detective del nucleo operativo dei carabinieri di Cantù e che aveva svelato le manovre di controllo della ’ndrangheta sulla piazza Garibaldi; la seconda, è concernente le minacce e l’attività di recupero crediti da parte del clan Cristello e dei suoi affiliati; la terza, riguarda un vasto giro di cocaina, marijuana e hascisc acquistata in Spagna e portata in Italia per finanziare i clan. In carcere sono finite tante vecchie conoscenze della direzione distrettuale antimafia di Milano. A cominciare da Umberto e Rocco Cristello, il primo residente a Seregno, il secondo a Cabiate, entrambi con interessi tra la Brianza monzese e quella marianese. Sono accusati tutti e due di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga, detenzione e porto d’armi.

E ancora: Luca Vacca, 37 anni residente a Mariano Comnese, considerato una figura emergente della malavita in salsa brianzola, finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione, violenza privata, detenzione d’armi; niente accusa di associazione di stampo mafioso (come richiesto dalla Procura) invece per Daniele Scolari, comasco di 32 anni, storico buttafuori dello Spazio Renoir di Cantù, protagonista - durante il processo per le mani dei clan sulla movida canturina - di un’imbarazzante testimonianza davanti ai giudici del Tribunale; le accuse per Scolari sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso, lesioni gravi e violenza privata.

Tra i “lariani” coinvolti nel blitz anche Luigi Manno, origini napoletane casa in centro a Como, accusato di essere uno dei migliori autisti di auto cariche di droga del clan; c’è poi Andrea Foti, nato a Vibo Valentia 33 anni fa e residente a Mariano Comense, ex cliente degli spacciatori che - secondo l’accusa - si sarebbe trasformato in spacciatore a sua volta; e ancora Marcello Crivaro, nome arci noto alle cronache giudiziarie, krotonese con casa a Beregazzo con Figliaro, finito in carcere pure lui per una maxi cessione di droga; poi Simone Di Noto, 41 anni, figlio dell’ex proprietario del maneggio di Bregnano - teatro di un omicidio efferato di ’ndrangheta - Salvatore. Anche Simone Di Noto è finito in cella per reati legati alla droga. Stessa sorte è toccata a Massimiliano Tagliabue, 51 anni, nato a Mariano ma residente a Cabiate.

Ai domiciliari, invece, Manuel Mariani, 30 anni di Mariano, pure lui accusato di spaccio. Infine, per rimanere sui lariani, obbligo di dimora a Missaglia per un altro presunto spacciatore, Andrea Tornicchio, 46 anni.

Le accuse

La complessa indagine condotta dai carabinieri, sulla scorta soprattutto di una quantità impressionante di intercettazioni telefoniche e ambientali, ha portato alla luce - tra l’altro - una serie di estorsioni legata all’attività di recupero crediti, come quella per conto di un’autofficina di Mariano Comense, che nell’inverno 2017 noleggiò (in nero) un’auto a tre giovani neopatentati. I quali, per il periodo di utilizzo della Fiat Multipla loro noleggiata, hanno collezionato una discreta quantità di multe per eccesso di velocità. Per ottenere il pagamento di quelle multe, i titolari dell’officina si rivolsero a Luca Vacca che dopo aver rintracciato i giovani neopatentati non solo - a suon di minacce - ottenne il pagamento delle multe (uno di loro, squattrinato, pagò con una stufa da 3mila euro rubata alla madre della propria compagna), ma riuscì anche a convincere un proprio “debitore” a farsi carico dei punti decurtati dalla patente per quegli eccessi di velocità.

O ancora l’accusa di estorsione rivolta al solito Vacca e al suo “quasi cognato” Andrea Tornullo, di Carate Brianza, per aver ottenuto (secondo l’accusa) una Range Rover da un marianese, finito nelle mire dei due per aver tirato in ballo Tornullo in un affare di soldi fasulli, poi finito male, con degli zingari.

Nelle intercettazioni degli inquirenti, numerosissimi sono i passaggi minatori. Parole come quelle riportate da Umberto Cristello: «Volevano fare i duri... ma “u curtu” glielo disse: non vi permettere di avvicinarvi che vi sparo a tutti quanti». O le frasi attribuite al cugino Carmelo Cristello: «Se stai facendo il furbo ti dico solo due parole, te le dico con il cuore: non ti permettere! Quando ci sono presente io non parlare a livello di furbizia». E poi Luca Vacca: «Chiamo il direttore del locale e gli dico non ti permettere di fare venire un altro da Milano a lavorare dove ci siamo noi, perché tu il venerdì apri, il sabato sera veniamo noi, ti tiro giù tutto e chiudi». O, ancora più esplicito: «Ve lo giuro, se non ridate tutti i soldi a mio cognato vi sparo fino alla gola e vi faccio saltare i c.... al cervello... questo poco ma è sicuro».

Già oggi cominciano gli interrogatori degli arrestati da parte del giudice delle indagini preliminari. Facile prevedere una lunga sequenza di “non rispondo, grazie”.

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