No del Comune di Cantù   al capannone per il Ramadan
Il capannone dell’associazione Assalam, in via Milano a Cantù

No del Comune di Cantù

al capannone per il Ramadan

Richiesta dell’associazione islamica Assalam Lo scorso anno permesso temporaneo col ricorso al Tar

Torna il Ramadan e torna il muro contro muro tra l’associazione Assalam e l’amministrazione comunale.

A mettere una parola definitiva su questa insanabile divergenza potrebbe essere la sentenza del Consiglio di Stato, che giovedì ha dibattuto la questione, attesa nelle prossime settimane.

L’anno passato di questi tempi il sodalizio che riunisce i musulmani canturini, di fronte al diniego di piazza Parini di poter utilizzare il capannone di sua proprietà in via Milano per celebrarvi il Ramadan, si era rivolto al Tar di Milano con una richiesta urgente e il tribunale le aveva dato ragione concedendo un permesso temporaneo per il mese sacro, che stavolta dovrebbe aprirsi il 5 maggio. Uno scenario che pare pronto a ripetersi.

Nei giorni scorsi, conferma il vicesindaco reggente Alice Galbiati, Assalam ha presentato una richiesta in Comune per utilizzare la struttura di via Milano: «Abbiamo negato il permesso. La loro richiesta è stata di celebrare il Ramadan lì dentro, non hanno indicato strutture alternative, e poiché la situazione è la medesima di un anno fa la risposta è stata attinente allo stato di fatto. Quella struttura non ha la destinazione d’uso per essere utilizzata come luogo di preghiera, lo dice anche la sentenza del Tar contro la quale loro hanno fatto ricorso in appello».


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