Pietrasanta, timori a Cantù  «Finora nessun interesse»
Il castello di Pietrasanta nel cuore della città (Foto by Archivio)

Pietrasanta, timori a Cantù

«Finora nessun interesse»

La curatrice fallimentare preoccupata per il terzo tentativo d’asta del complesso: a settembre si ripartirà da 1,4 milioni ma non si vedono possibili acquirenti

Nessun contatto, nessuna richiesta di informazioni, nessun interessamento. Nessuno si è fatto avanti per acquistare il Castello di Pietrasanta, che a settembre tornerà all’asta per la terza volta, con il prezzo tagliato di un altro quarto, a un milione e 400mila euro. E la paura è che anche questa volta la vendita vada deserta.

Un tema cruciale, nonostante si tratti di un’area di proprietà privata, per questo il sindaco Edgardo Arosio ha manifestato l’intenzione di contattare la curatela per chiedere di poter effettuare un sopralluogo all’interno. L’unico aspetto positivo, il fatto che i problemi legati alla sicurezza e alla pulizia, dopo l’intervento dell’estate scorsa, al momento paiono risolti.

E non si sono avute ulteriori notizie di bivacchi clandestini nelle sale dell’immobile un tempo di grande pregio e oggi in piena decadenza. Il primo tentativo di vendita all’incanto dell’immobile, a seguito del fallimento della Ai.Can. srl avvenuta a fine 2014, era stato fissato per metà novembre dell’anno passato.

Un lotto unico composto da più edifici storici in parte ricostruibili, come prevede il progetto presentato in Comune e già vagliato anche dalla Soprintendenza, oltre ad aree libere e giardino. Allora il prezzo base era fissato in 2 milioni e 600mila euro.

Davanti al giudice Sergio Rossetti del tribunale di Milano, però, non si presentò nessuno, né l’avvocato Monica Bellani dello studio legale Franzi di Milano, curatrice fallimentare, aveva ricevuto contatti da parte di eventuali interessati.

A fine marzo era stata fissata la seconda, prezzo base d’asta 1 milione e 950mila euro. Ancora zero offerte. Ora, il 27 settembre, si procederà con il terzo tentativo, a 1 milione e 400mila euro. «Non ho avuto nessun contatto – conferma l’avvocato Bellani –, nessuno che mi abbia chiesto neppure una perizia».


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