Più forte della pandemia
Capiago, nonna Dafne
festeggia i suoi 110 anni

Lei e la figlia barricate in casa per lunghi mesi. È la più anziana della provincia e la 17ain tutta Italia. Marisa (90 anni): «Mai fumato o bevuto un caffé, mamma ama i savoiardi»

È sopravvissuta alle razzie dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. E alla pandemia da Covid: lei e la figlia, con le due badanti, per lunghi mesi si sono barricate in casa, e non hanno quasi mai visto nessuno. A parte, di tanto e in tanto e a distanza, il nipote. Con quest’ultimo compleanno, Dafne Sivelli, 110 anni, è la più anziana in assoluto - sia donne che uomini - oltre che di Capiago Intimiano, anche dell’intera provincia di Como. Nelle classifiche di supercentenariditalia.it è quarta in tutta la Lombardia e 17aa livello nazionale.

Le razzie dei nazisti

Nella sua vita c’è la storia del Novecento. Dafne nasce il 3 luglio del 1911 a Polesine Parmense, frazione di Polesine Zibello, un paesino della Bassa Padana. Il papà, Giuseppe Sivelli, commerciante di vitelli bovini. La mamma, Dirce Pecorari, impegnata a crescere cinque figli: Ferdinando, Ermina, quindi Dafne, l’unica rimasta tra i suoi fratelli e sorelle, e Isabella, Andrea. Il marito di Dafne, Mario Maffini, è morto nel 1967. Oggi la sua famiglia sono l’unica figlia, Marisa Maffini, 90 anni, il nipote Luca, 53, e il pronipote Riccardo, 18.

«Mia mamma è nata in una famiglia in cui si barcamenavano con il commercio - racconta la figlia Marisa - lei, dopo la sesta elementare, ha espresso il desiderio di fare la sarta. La Seconda Guerra Mondiale: mi ricordo che in casa nostra i tedeschi una volta si erano presi il radiatore del camion, una volta le ruote. Cercavano anche dell’altro, mettendo un orologio a terra, non so per via di quale metodo, ma mio zio e mia mamma fecero una buca in cantina e lì vi nascosero le lenzuola. Ricordo ancora gli aerei militari a bassa quota».

«Mia mamma ha lavorato fino a 40 anni, poi ci siamo trasferiti a Villanova sull’Arda, nel Piacentino - prosegue - Mio papà si era messo a fare servizio pubblico con le sue due auto, portava in giro le persone che non l’avevano. Mia mamma ha curato l’orto e un piccolo frutteto. Io intanto avevo studiato, ero diventata ostetrica a Parma, e poi avevo vinto un concorso a Como».

Sono gli Anni Ottanta: la famiglia si trasferisce dapprima a Maroggia, in Svizzera. Poi a Cantù, in via Arconi. Infine in via Kennedy, a Capiago Intimiano, in zona Faleggia.

«Vacanze al mare a cent’anni»

«Dieci anni fa, quando mia mamma aveva già cent’anni - aggiunge - siamo andati in vacanza al mare. Ha voluto una camera tutta per lei, perché ha sempre amato essere indipendente. Nella sua dieta c’è stato sempre tanto riso, tante verze, mozzarella, ricotta, prosciutto. Ma, in realtà, più che altro, assaggi: è sempre stata molto rigorosa nell’alimentazione. Sempre meno di sessanta chili di peso. La sua unica concessione, ancora oggi, sono due biscotti savoiardi con il tè. Non ha mai bevuto caffè. Mai fumato sigarette. Non ha mai portato gli occhiali: fino a cent’anni, leggeva riviste e libri con l’aiuto di una lente».

Oggi, un po’ più silenziosa di qualche anno fa, vive serenamente nonostante qualche acciacco. Per il compleanno numero 110, torta con crema chantilly e frutti di bosco. Il sindaco Emanuele Cappelletti ha portato gli auguri del Comune: «Con un biglietto di mio pugno ho espresso le felicitazioni per questo traguardo», riferisce. Più un personale omaggio floreale.

Christian Galimberti
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