Ricoverato da mesi a Firenze  «Aiutateci a stargli vicino»
Andrea Depalma tiene la mano al fratello Fabio, già operato più volte

Ricoverato da mesi a Firenze

«Aiutateci a stargli vicino»

Da Figino Serenza l’appello della famiglia di Fabio, 23 anni, all’ospedale Meyer. La sorella: «Certe malattie mettono in difficoltà non solo i pazienti»

In questi giorni difficili tutti stanno provando l’angoscia che attanaglia quando si teme per la salute dei propri cari, ma anche la gratitudine per i gesti di generosità inattesa.

La famiglia di Fabio Depalma queste sensazioni, la prima soprattutto, le conosce bene e non da oggi, perché la sua battaglia con la malattia dura da 17 anni, quasi quanto la sua intera giovane vita.

Ora è arrivato il momento di far arrivare loro, e ai tanti genitori che vivono questa esperienza, anche il sollievo dell’aiuto. È stata la sorella Andrea ad aprire una raccolta fondi online sul sito www.gofundme.com, la campagna “Vicini ai genitori di bambini malati oncologici”, per sostenere le tante spese che lei e i genitori devono affrontare per stare accanto al fratello minore, Babbio come lo chiama affettuosamente, che ai primi di febbraio ha compiuto 23 anni in un letto dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Una campagna condivisa in prima battuta dal sindaco Roberto Moscatelli: «Tutta la sua famiglia si è dovuta trasferire per stare vicina al proprio figlio in un piccolo appartamento. Sarebbe una bella cosa sostenere questa famiglia di nostri concittadini e il nostro amico Fabio. Gli diamo una mano anche noi?».

Fabio Depalma aveva poco più di cinque anni quando si ammalò. «La malattia non colpisce solo il paziente ricoverato – l’appello della sorella – ma anche i suoi familiari. I miei genitori si sono trasferiti qui, ovviamente non possono lavorare. Prima mio padre stava in albergo, poi siamo riusciti ad avere un appartamento. Le spese sono molte, e la prospettiva è che resti qui ancora per dei mesi, per la riabilitazione».

Il che significa migliaia di euro per le spese non sanitarie ma comunque necessarie, a centinaia di chilometri da casa.

«Di fronte a questa situazione ho deciso di aprire questa raccolta – spiega – che non riguarda solo la mia famiglia ma le tante famiglie di bambini e ragazzi ricoverati al Meyer, che forse cominciano ad affrontare quello con cui noi conviviamo da 17 anni». E conclude: «Questa raccolta non è solo a sostegno nostro, è rivolta anche ad aiutare altri genitori che ne hanno bisogno».


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